Ogni tanto neanche io ci credo. Mi guardo indietro, e ripenso a quel lontano giorno di settembre, in cui terrorizzata, ho guidato da sola il camper per portarlo fuori dal Camping degli Ulivi. La verità poi, è che senza Giulia e Nicola, non so se avrei avuto il coraggio di girare quella chiave. Era già stata una mattinata difficile, e la mia mente esausta non accettava di dover affrontare anche quella prova. Eppure avevo davanti a me due scelte: tentare, o arrendermi e accantonare per sempre il mio sogno di vivere in camper.
Nei due anni precedenti ho perso dimestichezza con la guida a causa di un brutto incidente accadutomi nel 2019. Ho quindi comprato il camper con la certezza assoluta che qualcuno lo avrebbe sempre guidato per me, senza tenere conto che la vita è imprevedibile e che talvolta le cose cambiano in maniera repentina, senza che tu sia preparato ad affrontarle. Quel giorno di settembre infatti, Cristian, la persona che avevo avuto al mio fianco per quattro anni, e che aveva sempre guidato il camper, non faceva più parte della mia vita. Ero rimasta sola, ma determinata e decisa a non buttare tutto all’aria. Chi mi conosce sa che la vita all’isola d’Elba mi è sempre stata stretta. Che mi piace quel mare, ma voglio vedere anche gli oceani. Che amo quella tranquillità, ma sto bene anche nel caos delle città. Che forse un giorno deciderò di invecchiarci, ma prima voglio scoprire, toccare, ammirare, gustare, provare un’infinità di altre cose. Che sento nelle viscere il bisogno incontrollato di camminare su altri terreni, umidi o secchi, sabbiosi o rocciosi. Perchè come scrive Gianluca Gotto, (vi consiglio di leggere tutti i suoi libri) non siamo alberi con radici, e se un posto ci destabilizza, possiamo spostarci. Così, dopo la titubanza iniziale, ho cominciato a prendere dimestichezza con il mio Wingamm Oasi 540 e mi sono lanciata sulle strade elbane, per imparare a maneggiarlo in totale confidenza. Che percorrere le lunghe lingue di cemento isolane è molto più complicato del fare l’autostrada a 130 chilometri orari, lo avrei imparato solo dopo. E dal momento in cui ho girato quella chiave, ne sono cambiate di cose. Alcune in meglio, altre in peggio, perchè parliamoci chiaro, non basta viaggiare e vivere in camper per essere felici. La felicità è uno stato difficile da raggiungere, ma di una cosa adesso sono certa; io ce la farò. Questo viaggio mi ha insegnato che nessuno può fermarmi, che non importa quante lacrime si possano versare, e quanto la solitudine a volte faccia paura. Io, io sì, ce la farò in ogni caso.