Sollevo la serranda e affacciandomi vedo questo ragazzo con la maglietta rossa che sentendo il rumore alza la testa. Ci si guarda con curiosità stanca, ognuno per motivi propri come ombre più presenti di noi; tuttavia ci si fa da specchio. Camminando poco più avanti si ferma sedendosi su un muretto, io guardo altrove, ma mi ricordo.
Dei tempi in cui giravo a tarda notte per starmene da sola. Di quando non volevo tornare, perché avevo un tetto, ma non era casa. E lo riguardo e vorrei sapere che gli frulla in testa, perché è serio e fissa i pensieri. Perché so che si prova.
Chiudendo la finestra rialza il viso verso di me, osservo questa culla che ho sempre dato alla tristezza. Il suo capacissimo scavare nel sottile, la sua abitudine di irretire il superficiale. Perché magari lui sta solo in un dopo sbornia e io c'ho visto dentro l'inizio di buone domande. Quelle che ti fai quando stai di merda, per capirci.
Quelle che ti scuotono le cellule.
A volte si torna su battaglie silenti, attraverso qualcuno. A ricordarci. A non sottovalutare mai le coincidenze, che spesso vengono a trovarti per vedere a che punto stai col tuo cammino.
Quando ti scopri risolto, anche per una briciola rispetto a ciò che eri solo un anno prima... Festeggiati.
(pubblico ora ma l'ho scritto ieri notte)









