Rupe Tarpea, Monte Caprino, Vico Jugario e la zona di San Nicola in Carcere - Tempio di Giunone Sospita domenica 2 febbraio 2025. Proprio alle mie spalle (a sinistra guardando la facciata di San Nicola) i fratelli della Communitas Populi Romani stavano celebrando il rito a Iuno Sospes.
Mi trovo ai piedi della casina dei Pierleoni, superstite dalle demolizioni che, tra 1926 e 1940, trasformarono definitivamente l'aspetto dell'area, oggi via Petroselli, allora erigenda via del Mare, il cui tracciato doveva condurre (come in effetti fa tuttora) al quadrante Ostiense e, da lì, al porto romano. Siamo alle origini dell'insiediamento di Roma: il tempio di Iuno Sospes, assieme a quello di Giano e di Spes, sorgevano dove ora si vede San Nicola in Carcere, e alle sue spalle, presso l'Isola Tiberina, si apriva il più antico e facile guado tra le rive della città ancora non nata. Si ritiene che questo che intravedete dietro di me, dalla parte della rupe Tarpea, sia l'insediamento più antico, databile al XIV secolo a. C.: non si vede benissimo, ma alla mia sinistra, opposto cioè al Teatro di Marcello, abbiamo l'area sacra di Sant'Omobono, riemersa proprio con le demolizioni di cui sopra, dove avevano sede i templi di Mater Matuta e Fortuna. Si trattava di un quadrante dedicato alla purificazione, ai passaggi e a divinità femminili protettrici di benessere e fertilità: il Vico Jugario, che si trova sotto le arcate appena visibili alla mia sinistra, deve il suo nome da due possibili etimologie. Una è Jug- di giogo, legatura, forse per la sua posizione di "sella" tra il Campidoglio e il guado tiberino, forse per la pratica di condurre al porto tiberino le imbarcazioni legate, non è chiaro. La seconda, possibile etimologia - ma, si ritiene comunque plausibile che essa sia collegata semanticamente alla prima - è proprio Iug- per Iuno, nome della dea Giunone che era a sua volta, molto probabilmente, connesso a Ianus, con cui condivideva il luogo di culto. Ci sono evidenze di un legame tra Giano, Feronia e Soranus, che potrebbero far pensare alla confluenza (già nota) delle figure di Hecate, Selene ed Artemide nella Giunone romana, dea che si presenta con molte facce, tra cui almeno una selvaggia (Caprotina), e al suo collegamento con Giano Bifronte, Soranus/Sole e, quindi, Diana ed Apollo, di cui pure, proprio qui, sorgevano i templi (quello di Diana, distrutto, non fu più ricostruito).
Allego il link all'articolo di Romanoimpero che tratta di Soranus, di cui, tra l'altro, è ricorsa da poco la festività (intorno alla fine di gennaio), mentre Giunone Sospita è stata celebrata il 1 febbraio, mese, tra l'altro, intercalare, di purificazione (v. Lupercalia, 15 febbraio, il nome "februarius", connesso all'idea di purificazione con le febbri e, infine, il fatto che, prima della riforma cesariana, il calendario romano fosse lunare e collocasse l'inizio del nuovo anno a Marzo).




















