Ti senti più sereno o felice?
Buongiorno eutimico (*) anonimo,
quello che mi poni è un quesito molto interessante, sebbene a cui sia molto complesso dare una risposta, ma innanzitutto permettimi di comunicarti la stima che provo in te per la tua, raffinata ed affatto diffusa, capacità di cogliere la succedaneità delle due condizioni, se non addirittura la loro contrapposizione, il loro essere quasi antitetici, alternativi: io sono convinto che sia impossibile essere contemporaneamente molto sereni e molto felici, che la dimensione dell'una circostanza sia inversamente proporzionale all'altra, e, dalla tua domanda, deduco che anche tu sia di questo avviso.
Ciò che dimostra la slealtà del Mondo e delle vite che in esso conduciamo è, però, che sia possibile (anzi probabile) non essere né sereni né felici, ma per fortuna non è questa la mia condizione.
Per risponderti, quindi, ti dirò che vivo un periodo di profonda serenità data da un forte e dettagliata consapevolezza della situazione in cui mi trovo ed una profonda coscienza di quali siano le aspettative che posso permettermi di avere, ma che altrettanto, la situazione che appunto conosco così bene, non è una situazione di cui sono felice.
Certo, molto dipende dalla definizione personale (ed indiscutibile se soggettivamente argomentata) che diamo ai due termini.
Nel salutarti vado a darti un'altra possibile rappresentazione della correlazione tra felicità e serenità: è possibile pensare alla prima come ad una dimensione sincronica, rispetto agli istanti della nostra vita, attribuendogli una perpendicolarità alla retta rappresentante il tempo, a dire che certi di essere felici lo si possa essere solo qui ed adesso, e nel mentre dare alla seconda la dimensione opposta, quella diacronica, sostenendo come la serenità sia parallela alla retta rappresentante il tempo, perché sereni, appunto, lo si può essere sempre, nell'attraversare anche lunghi frangenti (qui di sotto un'immagine esemplificativa).
Chiunque abbia idee diverse e voglia esporle, intervenendo a riguardo dell'argomento, si senta libero di farlo, che disquisire di concetti astratti è una cosa che mi regala, guarda un po', molta serenità.
(*) L'eutimia (dal greco euthymia [εὐθυμία], composto di eu- = buono e thymos = animo) è uno stato d'animo di serenità o neutralità; a differenza dell'atarassia o dell'apatia, essa non consiste però in un distacco o in una negazione delle passioni, ma in una sorta di tranquilla soddisfazione, di appagamento interiore tipico di chi si mantiene lontano sia dai timori che dalle superstizioni.