Le feste nella religione dell’antica Grecia
Che cos’è una festa, potremmo chiederci, e per quale ragione essa rappresenta un momento molto importante nella vita religiosa greca? Rispondere a una domanda di questo tipo significa chiamare in causa diverse discipline, quali l’antropologia religiosa, la storia delle religioni, la storia delle tradizioni popolari e altre ancora.
Per comprendere l’importanza delle feste nel mondo greco, dobbiamo tener presente il fatto che la socialità per i Greci era una forma di esistenza di particolare rilevanza, e proprio nella socialità venivano assorbiti il culto e la celebrazione.
Per i Greci, le principali tappe della vita umana – la nascita, il matrimonio, l’ingresso nella vita adulta, la pace e la guerra – erano strappate alla dimensione privata e divenivano occasione di conferma dell'importanza del gruppo. D’altro canto, il mito molto spesso nasconde non solo biografie divine ed eroiche, ma anche le tappe di conquista della civiltà stessa.
La festa, celebrazione collettiva a cadenza periodica, ha il compito da un lato di rompere l’ordine consueto della vita associata, dall’altro di rinsaldare, attraverso la cerimonia e il rinnovamento cultuale del mito, i legami di identità. Essa rappresenta, insieme al rito, un codice simbolico che si dimostra estremamente efficace sul piano sociale.
Le feste sono inserite e scandite dai giorni del calendario e hanno il compito implicito di fissare un tempo “altro” rispetto al tempo ordinario. Il calendario lunare greco era disseminato di festività che cadenzavano la vita dell’individuo e la sua partecipazione alla vita della polis.
Ogni città possedeva un proprio calendario ricorrente, basato anche sulla divisione originaria tra le stirpi ioniche e doriche. Al di fuori delle feste panelleniche, si può isolare un carattere strettamente locale e regionale delle celebrazioni, ennesima conferma del modello particolaristico tipico del mondo greco.
Certamente, a partire dall’età arcaica, gli schemi e i modelli tendono a un'assimilazione resa possibile anche dall’azione unificatrice di Delfi, che fissava i grandi cicli annuali e pluriennali; restavano tuttavia in vita varieti locali legate all’esibizione di simboli propri del gruppo di appartenenza. I culti erano di volta in volta legati alla fondazione della città, così come le varianti locali delle feste dipendevano dall’evoluzione delle forme cittadine e dalle specifiche tradizioni della polis in questione.
Il legame con il calendario è di fondamentale importanza nelle feste dell’antica Grecia. Solitamente, il calendario lunare era ritagliato proprio sulle divinità, come attestano i nomi dei mesi rintracciabili dalle fonti relative alle varie città.
Dobbiamo mettere in evidenza il profondo legame esistente tra le feste religiose e il tempo annuale o ciclico. Di conseguenza, se vogliamo tentare di rispondere alla domanda formulata agli inizi del nostro discorso, potremmo dire che la festa è un giorno sacro agli dei: un giorno tanto isolato dal tempo ordinario quanto inserito nel tempo e nella vita della città. Per dirla in altro modo, la festa è un giorno nel quale gli dei diventano protagonisti e permettono agli uomini di trovarsi ancora una volta insieme.
Ma la festa nell’antica Grecia era anche celebrazione dei cicli e dell’età dell’uomo, dei riti di passaggio, dei legami familiari e di clan, nonché delle tappe fondamentali della vita. Essa costituiva l’esaltazione del lavoro, del raccolto, dei cambiamenti stagionali e perfino una transitoria inversione dei ruoli di genere, con la temporanea abolizione delle regole. Inoltre, la festa è il ricordo del mito e la sua attualizzazione autentica nella ripetizione di atti fondanti o di segmenti di biografie eroiche e divine.
Naturalmente, la maggior quantità di informazioni circa le festività e il calendario festivo riguarda Atene. Il calendario lunare ateniese fu riformato da Solone e divenne uno strumento importante nella codificazione dei ritmi e dei tempi sacrificali e festivi.
Nel 410 a.C. esso fu ripubblicato da Nicomaco e affisso in un importante luogo pubblico. La ricodificazione ebbe un profondo significato politico: la città rifondava sé stessa e le proprie cerimonie all’indomani del colpo di Stato dei Quattrocento, quasi a ribadire le antiche e solenni origini della patria.
Le date delle feste erano fisse, non ammettevano in genere dilazioni o spostamenti, e il rispetto del calendario festivo e sacrificale era demandato all'arconte basileus, così come agli aristocratici spettava spesso il compito di finanziare le celebrazioni.
Se il calendario era rigido, più flessibile era invece l’accoltenza tributata ai nuovi culti, che venivano normalmente iscritti nel patrimonio comunitario e inglobati nel rituale festivo. Non solo: accanto alle feste maggiori cittadine, formalizzate dal calendario ufficiale, convivevano quelle dei singoli demi, che si modellavano autonomamente o che semplicemente declinavano in forma locale le celebrazioni della città. Lo spazio festivo doveva infatti confermare anche le tradizioni e le storie locali con i relativi miti eroici.
Inoltre, il calendario ateniese aveva molto spesso ricorrenze fisse mensili, che erano ritagliate sulla sequenza numerologica dei giorni del mese. Per fare degli esempi concreti, in generale il primo giorno di ogni mese era dedicato alla luna nuova, mentre il secondo giorno era dedicato al genio buono e il terzo alla nascita di Atena.
La festa, nonostante nasca dalla trasgressione provvisoria dell’ordine consueto, esibisce in realtà un formalismo esasperato e rigido. Essa è generalmente costituita da parti più o meno fisse, quali il sacrificio, il banchetto, l'intrattenimento, la processione e l'agone conclusivo.
Atene è senza dubbio un caso di studio ideale per comprendere le feste religiose dell’antica Grecia. Nella polis attica, più di trenta feste, alcune distribuite nell’arco di più giorni, punteggiavano il corso dell’anno: molte di queste erano aperte a tutti i cittadini, altre confermavano la separazione dei generi, al punto che la commistione tra i sessi era addirittura proibita.
Senza dubbio, la più importante delle feste religiose della polis di Atene era quella delle Panatenee. In tale festa, la processione era una mimesi dell’ordine sociale e dei rapporti di status, o almeno così sembra presentarla il racconto scultoreo del fregio del Partenone, un fregio che intreccia, da questo punto di vista, rito e mito.
La narrazione mitica è contigua alla narrazione del rituale che ci mostra l’organizzazione sociale ateniese: la sfilata dei cavalieri e dell’aristocrazia, la processione delle fanciulle che portano il peplo, il richiamo alle tribù attraverso la memoria degli eroi.
Dobbiamo mettere in evidenza che il sacrificio pubblico era maestoso. Una parte del cerimoniale veniva effettuato davanti all’altare della dea di fronte al Partenone, la restante parte presso il tempio di Atene Nike. In tale contesto aveva luogo un’ecatombe, ovvero lo sgozzamento di cento buoi: il più solenne e costoso rito sacrificale, che impegnava economicamente la città nell’acquisto degli animali.
Nel corso delle Panatenee, molta importanza avevano le gare atletiche, che prevedevano la corsa a piedi, il pentathlon, la lotta corpo a corpo, il pugilato e il pancrazio. Il momento agonistico più importante era rappresentato dal salto di un atleta da un carro in corsa, con il guerriero che proseguiva poi la competizione a piedi; erano inoltre contemplate gare rapsodiche dedicate a Omero. Esisteva poi un intenso programma musicale, consistente nella danza eseguita in armi.
Per quanto riguarda i premi, dobbiamo dire che essi erano consistenti e ambiti, ben più significativi di quelli degli altri agoni panellenici con i quali Atene volutamente rivaleggiava. Il premio per le gare atletiche consisteva in pregiatissime anfore contenenti oli provenienti dagli olivi sacri, mentre le performance poetiche avevano come riconoscimento corone di ulivo e premi in denaro. A loro volta, le gare atletiche erano divise per fasce di età e potevano comprendere efebi, giovani uomini e adulti.
Dobbiamo anche mettere in evidenza che le Panatenee, completamente incentrate sulla celebrazione di Atene e della sua divinità Atena, rappresentavano l’atto conclusivo di un intero ciclo di feste annuali in onore della dea o della città.
Riteniamo opportuno chiudere il nostro discorso sulle feste religiose dell’antica Grecia accennando alle celebrazioni che si svolgevano a Olimpia in occasione dei giochi olimpici. I giochi erano aperti a tutti i Greci, ma vi partecipavano in genere personaggi altolocati, tanto che essi divennero presto luogo e occasione per mettersi in mostra, oltre a essere un’opportunità per rinsaldare i vincoli religiosi.
I giochi olimpici venivano celebrati ogni quattro anni a Olimpia in onore di Zeus. Essi prevedevano un programma articolato in gare di corsa, pentathlon, lotta, pugilato, pancrazio e corsa con il carro. Alle gare atletiche venivano affiancati gli agoni musici e rapsodici.
Gli atleti vincitori erano premiati con una corona che poteva essere di ulivo, alloro o rami di pino; in un secondo momento, tali vincitori erano celebrati e remunerati in patria. Il carattere preminente dei giochi era la loro internazionalità e l’eccezionale compresenza di arte, cultura, sport e religiosità.
Detto ciò, crediamo di aver dimostrato in maniera chiara l’importanza delle feste religiose dell’antica Grecia. Tuttavia, appare anche evidente che le principali festività non avevano solo una valenza e un significato di carattere strettamente confessionale, ma possedevano altresì un importantissimo significato anche in altre sfere non religiose dell’universo ellenico.
È molto significativo il fatto che la religione dell’antica Grecia avesse una forte valenza sociale, politica, sportiva e culturale.
Prof. Giovanni Pellegrino














