Giovedì ho la discussione del dottorato di ricerca.
Sono pronta?

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Giovedì ho la discussione del dottorato di ricerca.
Sono pronta?

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Mi manca andare all'università - pensieri che ritornano non appena non ci torno per qualche mese.
Ieri ho discusso con una delle nuove coinquiline del fatto che non vogliamo lavorare e che lavorare fa schifo. Qualche mese fa pensavo di essere l'unica ad avere questo tipo di pensiero e invece no, siamo in moltissimi. La nostra generazione, che ha visto la vostra vita perdere di senso, si è accorta del grande significato di dire: lavorare per vivere, non vivere per lavorare. Voi continuate a lavorare o a cercare il lavoro che vi dia o più soldi o più stabilità; noi chiediamo solo qualche spiccio per vivere senza troppo sbatti e se non dura più di qualche mese o anno pure meglio, perché sennò che palle.
Il lavoro, anche il più nobile, ti toglie la tua dignità di essere umano, ti riduce ad essere un ingranaggio nel grande marasma della produzione, spegnendo l'unica cosa che ti distingue da un animale: il pensare. Ma se non hai tempo, se lavori, non puoi pensare, né dedicarti alle tue passioni perché non hai le energie mentali per farlo; non puoi viaggiare perché ti toglieresti l'unico giorno di ricarica della settimana che hai.
Per entrambe il sogno della vita sarebbe vivere di rendita o mantenute da qualcuno e lo dico pure pubblicamente che ho pensato più di una volta che rimarrei piacevolmente così, a ricevere il mantenimento da mio padre tutti i mesi, tanto che me ne fotte (se non fosse per i sensi di colpa...).
Sono e rimango una persona con un QI basso per l'Accademia, ma nonostante questo continuo a vederla come il miglior compromesso. L'alternativa sarebbe lavorare come cassiera, barista, cameriera o altri lavoretti part-time solo per guadagnare spicci e poi lasciare quando non sopporto più i ritmi, così, fino all'infinito e nel frattempo pagarmi altre lauree giusto per non diventare l'automa di cui parlavo prima.
Non ho autostima, non ho ambizioni e non so nemmeno se voglio continuare a vivere fino alla mia morte naturale, quindi lasciatemi vivere questa insulsa vita senza successi e nella più totale banalità. In fondo la vita è fatta di piccole cose e vorrei mi bastassero quelle.
Ho un qualcosa che batte dentro me, mi è stato donato da un certo dottore, io sono di latta ma dentro di me ho un qualcosa che non è del mio stesso materiale, non è alluminio, non è piombo non è nulla che assomiglia a me. Da quando ho questa cosa al mio interno provo tante emozioni, non credevo fosse possibile, il mio cervello è funzionante ed è accordato con ciò che ho al mio interno, si trova al lato sinistro, batte batte batte senza fermarsi mai. Ho un problema se non smette di battere?
Oggi il dottore mi ha detto che le mie emozioni si stanno amplificando e che il donatore era un bambino, mi ha detto che l'oggetto che custodisco si chiama cuore.
Ho un cuore di un bambino nel mio corpo di latta. Avrà sofferto quel bambino? Ma senza cuore si può vivere? A questa domanda il dottore ha detto no.
Quindi io sto vivendo privando ad un'altra persona di vivere. Io non voglio essere egoista sento che dentro di me cresce qualcosa qualcosa di grande. Il mio cuore mi dice che è giusto che sia cosi, il bambino stava soffrendo, stava per morire, e questo è stato un sacrificio per vivere nel corpo di un altro. Adesso non sono più un semplice pezzo di latta, adesso sono un bambino di latta.
Comunque ho deciso: se saranno così pazzi da assumermi, tra un anno e mezzo mi dedicherò al dottorato. Cerco di viverla con abbastanza leggerezza perché è talmente difficile che mi prendano che sarebbe inutile stare a farsi il fegato amaro. Che poi leggero, io. Ah, che fatica.

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13 Gennaio 2017 - Mattina Fuori è tutto ghiacciato e, questo freddo, mi ha messo un po' ko. Il mio collo ne ha risentito e non sono ancora riuscita a mettermi a scrivere. Spero che la situazione migliori nel pomeriggio...
Domani devo tenere un seminario per l'unità di ricerca. Non so una cippa di quello che devo dire. Fine.
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Detesto fare queste cose, non so nemmeno se lo abbia mai fatto su questa piattaforma, ma la situazione, per me, è critica. Fondamentalmente ho bestemmiato, fatto rinunce, mandato a bagasce una relazione e tanto altro per arrivare a prendere il dottorato. Adesso, a terzo anno inoltrato, mi trovo di fronte alla possibilità di essere bocciata. Preciso che sono in cotutela con la Sorbona, che richiede una remunerazione minima di 1422.22 € al mese e, in caso di estensione del dottorato, la remunerazione deve essere sempre erogata.
Non sono riuscita ancora a scrivere un articolo. Per difendere la tesi (che non ho ancora iniziato a scrivere perché è dal primo anno che sono in crisi), necessito un articolo sottomesso o pubblicato come primo autore. Da una parte la mia relatrice dell'uni italiana teme che l'articolo non ci sarà. Pensieri contrari per il relatore lato Sorbona, che dice che fino a ora non si può dire ma teme, invece, che io non arrivi a scrivere la tesi di dottorato.
Mi è stato detto che, per motivi di salute, posso interrompere. Non ho nessun certificato medico in mano, il mio medico di famiglia reputa la mia situazione non grave. Estendere in Italia è impossibile, il dipartimento non credo abbia soldo sufficienti. A ottobre termina il percorso.
Come devo fare tutte queste cose? Non so da dove partire, mi sento completamente persa e non capisco nulla.
Potete pure rebloggare o inviare il post a qualcuno che potrebbe dare due consigli.
Grazie!