Cimitero delle Porte Sante
Florence, Italy
March 2024

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Cimitero delle Porte Sante
Florence, Italy
March 2024

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FINCHÉ MORTE NON CI SEPARI. Un racconto irriverente a episodi.
Uno – L’inizio fu una pala. La notte in cui il conte Alaric De Vauclaire incontrò Mirella, stava passeggiando nel vecchio cimitero di Parigi con l’intenzione di nutrirsi e tornarsene a casa senza drammi. Dopo nove secoli di immortalità, aveva imparato ad apprezzare le serate tranquille, ma quella volta il destino aveva idee diverse. Pioveva da giorni. L’acqua scivolava sulle statue annerite e…
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Il ghostbuster al contrario Quando il wwo ti costa quando una cena fuori
Immagina andare a trovare un parente al cimitero e trovare un tizio ubriaco che ti corre incontro facendo “Woooo” come un fantasma in stage non retribuito.
Anthony Stallard, 24 anni, ha deciso che la sua serata a Kingston doveva avere una trama da film horror scritto male.
Lui dice: “solo divertimento innocuo”.
Il tribunale ha risposto: “solo 35 sterline di multa, grazie.”
Nemmeno i morti volevano partecipare.
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La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze: Parte seconda
La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze
Architettura
La facciata di San Miniato è un capolavoro dell’architettura romanica fiorentina, si ispira ad un classicismo geometrico arricchito di intarsi marmorei geometrici tipici degli edifici monumentali romani.
Iniziata nell’XI secolo risulta suddivisa in due fasce: quella inferiore, con cinque archi a tutto sesto sorretti da semicolonne in serpentino verde con basi e capitelli corinzi in marmo bianco, proprio come quelle delle prime basiliche paleocristiane.
La parte superiore invece, propone le due falde simmetriche delle navate laterali a tre navate. I due frontoni delle navate laterali sono decorati con marmo bianco e serpentino verde di Prato, che ricostruiscono similmente l’opus reticulatum romano, mattoncini quadrati sistemati a rombo.
La parte centrale del secondo livello ha un loggiato tetrastilo sorretto da quattro pilastri, che la dividono in tre parti. Al centro del loggiato c’è una finestra incorniciata da due colonne sorrette da due teste di leone in marmo e sormontate da un timpano. Sempre al centro c’è un intarsio che raffigura un vaso posto tra due colombe.
Nel riquadro superiore si trova un mosaico che raffigura Cristo tra la Madonna e san Miniato risalente al 1260. Il frontone ripresenta lo stile del primo ordine con nove archi bianchi e verdi sormontati da una croce e da sei candelabri.
Le parti superiori risalgono al XII secolo, finanziate dall’Arte di Calimala, la corporazione dei mercanti della lana fiorentini, che finanziarono la chiesa già dal 1288. A riprova di ciò è presente sopra la facciata il loro simbolo, un’aquila di rame.
La struttura rappresenta una forma di sincretismo tra l’arte romana dei templi pagani e le chiese cristiane. La chiesa di San Miniato al Monte si può ricondurre come esempio al tempio di Giove Anxur di Terracina vicino Latina. L’accoppiamento bicromatico dell’edificio sarà riproposto dagli architetti fiorentini per i secoli successivi.
Lo stesso Filippo Brunelleschi userà come esempi la chiesa di San Miniato e il battistero di San Giovanni.
Durante l’assedio di Firenze del 1530, sul campanile (terminato nel 1535 in posizione arretrata rispetto alla basilica), fu posizionata l’artiglieria per difendere la città dalle truppe assedianti di Carlo V. Michelangelo prima dell’arrivo delle truppe imperiali aveva già rinforzato le mura della città e frettolosamente eretto anche quelle che circondavano la basilica. In seguito nel 1533 per opera di Cosimo I, il monastero venne ulteriormente rinforzato e definitivamente fortificato.
Il presbiterio e il coro sono collocati su una piattaforma rialzata posta sulla cripta. Due scalinate laterali portano al piano superiore e sono collegate con le due navate laterali.
Dalla navata centrale si scende dietro l’altare con una scalinata che porta alla cripta, la parte più antica della chiesa, che risale all’ XI secolo. La cripta e sormontata dall’altare maggiore che probabilmente contiene le ossa di San Miniato, anche se sembra che queste siano state portate a Metz prima ancora che la chiesa fosse costruita.
Alla cripta si accede tramite cinque archi che portano a tre rampe di scale che corrispondono alle navate della chiesa. Il soffitto è alto poco più di 4 metri, dove sono presenti volte a crociera che poggiano su trentotto colonne che suddividono la cripta in tre navate centrali e quattro laterali in parte affrescate.
Al centro della navata si erge un arcone decorato da intarsi marmorei simile a quello retrostante l’abside.
Il soffitto è a capriate, mentre il pavimento intarsiato (risalente al 1207), risulta uno tra i più belli della città, soprattutto il pannello dedicato allo zodiaco rappresentato in maniera completa. La facciata e il pavimento presentano simboli come il quadrato (elementi), il cerchio (perfezione), l’ottagono (transizione) e la sezione aurea, legati ad un’antica penna stilografica ispirata alla basilica.
La fascia centrale intarsiata porta alla navata dove si erge l’altare o la Cappella del Crocifisso di Michelozzo del 1448. Questa ospitava il Crocifisso miracoloso che oggi è conservato nella chiesa di Santa Trinita. La volta a botte della Cappella decorata in terracotta è di Luca della Robbia. La pala d’altare è invece attribuita ad Agnolo Gaddi.
Il coro rialzato e il presbiterio sono chiusi frontalmente da una transenna romanica che contiene sul lato destro un prestigioso pulpito romanico del 1207.
Sulla parete destra del presbiterio ci sono degli affreschi con dei santi, i due in basso raffigurano probabilmente santa Margherita e San Miniato e risalgono alla metà del Duecento, attribuiti al Maestro della Sant’Agata.
Il catino dell’abside è decorato da un mosaico con Gesù tra la Madonna e san Miniato, del 1297, simile a quello della facciata e forse anche dello stesso autore. Il crocifisso dell’altare maggiore è attribuito a Luca della Robbia.
La Cappella del Cardinale del Portogallo nella navata sinistra risale al 1459 e fu terminata nel 1467 in memoria del cardinale Giacomo di Lusitania, un ambasciatore di passaggio che però morì qui a Firenze nel 1459. Progettata da Antonio Rossellino, è l’unica cappella funeraria della chiesa. Antonio insieme al fratello Bernardo eseguì anche la decorazione scultorea della tomba.
La pala dell’altare e alcuni affreschi presentì sono di Antonio e Piero del Pollaiolo; la tavola dell’Annunciazione e le serie di Profeti, Evangelisti e Padri della Chiesa sono invece di Alesso Baldovinetti, mentre il soffitto in terracotta invetriata policroma, è di Luca della Robbia.
Su una volta sono presenti gli affreschi di Taddeo Gaddi risalenti al 1341. Le colonne e i capitelli sono di fattura e materiali diversi, sui capitelli è ancora presente qualche traccia di doratura. L’altare era circondato da una cancellata del 1338 ancora presente in parte e da un coro in legno. Cinque finestre permettono l’illuminazione del luogo.
Riccardo Massaro
La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze: 1° parte
La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze
Storia del luogo e del santo
1° parte
La basilica minore si trova in un luogo elevato che sovrasta la città da cui si ha un bel panorama su Firenze. Per raggiungerla a piedi dal centro occorrono circa 40 minuti, così facendo si scoprono tra i vicoli della città piccole chiesette, botteghe e scorci deliziosi. Uscendo da porta San Miniato, dunque dai resti delle mura fiorentine, si percorre una strada piuttosto ripida che porta al monte.
Si accede alla basilica grazie ad una doppia scala che porta ad una terrazza che si affaccia sulla vallata e dunque sulla città, poi da qui si sale per un’altra gradinata centrale che immette prima nel cimitero che circonda questo capolavoro in stile romanico fiorentino, poi all’entrata.
San Miniato è il primo martire conosciuto della città, forse era un mercante orientale o un principe armeno in pellegrinaggio diretto a Roma. Si sa che giunse intorno al 250 a Firenze dove dette inizio alla sua vita eremitica proprio su quel colle che da lui avrebbe preso il nome, nel bosco che si chiamava Selisbot o Elisbots oppure Val di Botte, nel quale si rifugiarono i primi seguaci delle dottrine evangeliche che sembra avessero edificato qui un oratorio dedicato a San Pietro.
La leggenda scritta subito dopo il Mille, ricorda i numerosi tormenti subiti dall’uomo, che uscì illeso da un forno arroventato; si liberò miracolosamente dei ceppi che lo stiravano sul cavalletto; e fece stramazzare un leone facendosi il segno della croce all’interno dell’anfiteatro che era sito fuori città, oggi appena riconoscibile dal perimetro ricurvo.
L’agiografia, riporta che Miniato si allontanò dal luogo del suo martirio portandosi via la propria testa dopo essere stato decapitato a seguito delle persecuzioni cristiane dell’imperatore Decio. Oltrepassò l’Arno, per giungere dove ora sorge la sua basilica che si erge sul Mons Florentinus. Ma questa storia ha un risvolto spirituale, la testa portata fino alla sommità del colle potrebbe simboleggiare il cammino del fedele, che dalla terra si eleva verso il cielo. Non dimenticandoci poi anche che secondo la dottrina neoplatonica, la testa racchiude la mente, l’intelletto e l’anima e che questa leggenda può anche indicare il viaggio dell’anima dal monte verso l’eternità.
La chiesa è ricca di simbologie che richiamano queste teorie: dalla cripta, che affonda nelle radici terrene attraverso l’intelletto, si sale per sette scalini, che nella simbologia dei numeri rappresenta l’ingresso nella vita e nel tempo in correlazione con i sette giorni della creazione. La navata si sviluppa sulla terra, da qui partono sedici scalini, il doppio di otto, raddoppiando così il valore inerente all’eternità. Il presbiterio si eleva fino al catino, proprio dov’è raffigurato Cristo in cielo. Un’iscrizione sulla facciata recita: “Haec est porta coeli”(Questa è la Porta del Cielo), richiamando la visione di Giacobbe e sottolineando la spiritualità del luogo. Anche l’orientamento della struttura risente di influenze esoteriche, è infatti rivolta a sud-est, dove sorge il sole nel periodo dell’anno che festeggia la nascita di Cristo.
A parte la leggenda ben radicata nella credenza popolare, la storia oggi propone un’altra versione su san Miniato, ovvero che fosse un fiorentino di bassa estrazione sociale e che il suo martirio non avvenne nell’anfiteatro, bensì sull’ansa dell’Arno conosciuta come “Gorgo”. È infatti da tempo immemorabile che i fiorentini venerano una Croce, chiamata proprio la “Croce al Gorgo”. Il sacro luogo segnerebbe proprio dove il martire morì.
Oltre che luogo di culto, il complesso fu trasformato in fortezza e servì come lazzaretto durante la peste del 1630.
Entrando nella chiesa di San Miniato e salendo sull’alto presbiterio, si può vedere, nel mosaico dell’abside il martire raffigurato in compagnia della Madonna e di Cristo. Forse l’idea che fosse un re, nasce perché qui furono poste alcune reliquie di un santo probabilmente egiziano piuttosto conosciuto a quei tempi. Un'altra tesi vuole che siano stati i siriaci ad introdurre il culto orientale cristiano di San Miniato nella città. Fu quando si perse il ricordo di questa tradizione, che i devoti cominciarono ad immaginare Miniato come un soldato.
Su questo luogo fu dunque eretto dapprima un santuario, poi, nell’VIII secolo, una cappella. La costruzione dell’attuale chiesa risale invece al 1018, sotto il vescovo Alibrando, ma i lavori proseguirono con l’imperatore Enrico II.
I monaci dell’Ordine Benedettino, che la fondarono, aderirono in seguito alla congregazione Cluniacense, furono poi sostituiti nel 1373 da quelli della congregazione Olivetana ancora oggi presenti, famosi per la produzione di liquori, miele e tisane qui vendute.
Vicino alla chiesa si trova il coevo monastero, questo venne restaurato nel 1426 dall’Arte di Calimala. Aperto al centro da un chiostro, venne decorato da Paolo Uccello insieme ad Antonio Papi, che ritrassero storie di santi eremiti. Uccello prosegui il suo lavoro e nel 1455 decorò anche il refettorio dell’abbazia. Alla decorazione del chiostro partecipò anche Bernardo Buontalenti, che nel 1547 rimpiazzò una scena di Paolo Uccello, con un suo rarissimo Cristo sulla via di Emmaus, ancora oggi conservato.
A fianco del chiostro, nel 1295, il vescovo Andrea de’ Mozzi iniziò la costruzione dell’arcivescovado fortificato, terminato nel 1320 dal vescovo Antonio d’Orso e destinato a residenza estiva dei vescovi fiorentini. Passato poi al monastero nel 1337 venne in seguito usato come scuderia e come ospedale.
Il Cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze è situato all’interno del bastione fortificato della basilica. Qui si trovano tombe molto belle, cappelle e statue che raffigurano angeli piangenti, bimbi sorridenti e figure antropomorfe femminili e maschili molto suggestive. Un luogo romantico e dunque molto visitato, come la tomba quella degli amanti (in realtà fratello e sorella), quella del fante, di Carlo Collodi, inventore di Pinocchio e di Luigi Bertelli, padre di Gianburrasca. Un cimitero ricco di opere artistiche che dà riposo dunque a molti nomi noti.
Il camposanto fu inaugurato nel 1848. Il progetto era dell’architetto Niccolò Matas. Ad opera di Mariano Falcini il cimitero venne poi ingrandito, utilizzando l’area della fortezza Cinquecentesca che si estendeva intorno alla chiesa. La nuova rete viaria del Poggi e l’apertura del viale dei Colli e dello scalone monumentale, creò nuove modalità di accesso alla basilica.
Qui sono sepolte illustre personalità come il politico Spadolini, il produttore cinematografico Cecchi Gori, gli stilisti Coveri e Cavalli, il gastronomo Artusi, l’architetto Coppedè, l’attore, regista e sceneggiatore Francesco Nuti, il generale Pianell, Maria Cafaggi, la madre di Frederick Stibbert, proprietari del famoso museo fiorentino, il regista Zeffirelli e molti, molti altri.
Il luogo merita sicuramente una visita.
Riccardo Massaro