10 giugno, ultimo giorno di scuola (in Toscana)
Un tempo questo era un giorno lieto per me, ma da molti anni non lo è più. Da molti anni è diventato un giorno doloroso ed ecco perché oggi sono triste. Il fatto è che oggi si sono chiuse le scuole e io non sono studente. Che me ne faccio delle vacanze estive? Ci fo la birra, ora che da anni e anni ho finito gli studi, ora che vado per i cinquanta. Ma non è soltanto il fatto di non essere più studente, che mi amareggia. C’è anche da registrare, in relazione con le scuole, un’altra ingiustizia del destino ai miei danni, un’altra irrisione della sorte. Voglio annotarla in questo diario, benché sappia che esso è destinato a restare inedito. Chi sa? Forse un giorno i posteri lo troveranno e mi renderanno giustizia, se saranno dei galantuomini e non delle carogne anche loro. Ecco l’ironia della sorte: quest’anno c’è stata una circolare del ministero della Pubblica Istruzione, che vietava di dar compiti agli studenti nei giorni di vacanza. Ebbene, io posso dire d’essere stato sempre contrario ai compiti. Non è da credere che lo sia ora che è venuta la disposizione ministeriale. Fin da quando ero studente, io nutrivo un’invincibile avversione per i compiti scolastici. Anche in questo sono stato un precursore. Un pioniere. Purtroppo, la mia vita studentesca si è svolta in tempi immaturi, nei quali non fui compreso. Quanti problemi ho risolto, che non avrei dovuto risolvere. Quanti temi d’italiano ho svolto e non avrei dovuto. E con quale risultato?
A. Campanile, Il diario di Gino Cornabò [1942], Milano, Rizzoli, 2012















