Eh sì finalmente era ora che scrivessi questa recensione! Cioè sabato scorso è uscito il nuovo numero, ed io sto ancora recensendo questo!
Inizio con il dire che mi dispiace avere tardato tanto a pubblicare questo articolo, ma ho sentito la necessità di far sedimentare le impressioni che ho avuto leggendo questo albo. Primo perché ci sono cose che mi sono piaciute, e cose che non mi sono piaciute per nulla. E soprattutto per queste ultime, ho pensato che fosse più onesto verso di voi che le mie idee a riguardo fossero chiare. E secondo volevo dire la mia dopo aver ripetuto la lettura della storia.
Il soggetto e la sceneggiatura sono di Emiliano Pagani, fumettista satirico, mentre le tavole sono di Daniele Caluri. I due autori, entrambi livornesi, hanno collaborato in passato per altre opere, per lo più di carattere satirico.
Il tratto di Caluri è molto espressivo, chiaro, non confuso. A tratti cinematografico, soprattutto là dove la necessità della storia richieda dinamicità. Mi piace molto. Non lo conoscevo prima ma è riuscito comunque a colpirmi per la sua chiarezza.
La trama invece purtroppo l’ho trovata, passatemi il termine, pretestuosa. Mi spiego meglio. La storia parla di una protesta contro l’ampliamento di una discarica in una zona periferica di Londra. Ad un certo punto Dylan viene coinvolto nel conflitto urbano tra manifestanti e poliziotti perché una sua amica, Alev, si getta nella mischia e così , da qual buon cavaliere che è, non esita a passare all’azione per proteggerla.
La “pretestuosità” dove sta? Sta negli interminabili dialoghi tra i personaggi durante i quali l’autore si trasforma in burattinaio e fa dire ai personaggi ciò che pensa, senza tuttavia preoccuparsi di tratteggiarne le personalità e magari farli agire affinché possano mostrare al lettore l’assurdità della nostra società contemporanea. Mi dispiace enormemente scrivere questo perché la storia non è nemmeno brutta, anzi è molto attuale, arricchita da una vena thriller-horror che intriga. Questi dialoghi però rendono la storia pesante e poco scorrevole, almeno per me. E’ possibile che Pagani, essendo stato un autore di fumetti satirici, per lo più, sia stato troppo diretto nel far esprimere il suo pensiero ai personaggi, e che, pur apparendo agli occhi di chi legge un autore troppo ” invadente”, in verità non ce ne fosse l’intenzione da parte sua. Mi auguro in futuro di poter leggere su Dylan Dog ancora storie di Pagani, perché secondo me ha delle potenzialità narrative molto buone.
Fatemi sapere se l’avete letto, se vi è piaciuto e cosa ne pensate. Se non l’avete letto, potete trovare questo albo recandovi in una fumetteria o in una libreria ben fornita; dopo di che tornate qui e lasciatemi un commento! Ci conto, ok? Alla prossima.
#Dylan Dog n°373: La Fiamma Eh sì finalmente era ora che scrivessi questa recensione! Cioè sabato scorso è uscito il nuovo numero, ed io sto ancora recensendo questo!














