È normale che io torni qui solo quando mi sento uno schifo?
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È normale che io torni qui solo quando mi sento uno schifo?

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Ognuno porta un bagaglio con se,
riempito di sogni, ricordi, speranze, gioie, delusioni e dolori.
Ognuno ha delle ferite da curare,
delle risate da ritirar fuori che da tanto, troppo, tempo
sono state rinchiuse
dalla vita nel buco nero della nostra anima.
Serve poco per liberarle,
basta solamente
avere il coraggio
di camminare con chi
riesce a farti ridere il cuore .
Eliana Mirabile
La notizia del giorno arriva dallo spazio profondo: la prima foto del buco nero, quel gigantesco gorgo di materia che attrae tutto e con la sua forza di gravità colossale trattiene persino la luce. La scienza arriva solo oggi a vedere quella meraviglia che l’uomo vede da sempre dentro gli occhi di una donna.. @ilpianistasultetto
L'umanità fa schifo. Questo mondo è davvero un perverso buco nero di peccato e caos.
- American horror story 8×8.
La curvatura spaziotemporale. Acrilico su carta. La teoria della relatività generale afferma infatti che lo spaziotempo viene più o meno incurvato dalla presenza di una massa. #maxbrain #spacetime #painting #spacetimecontinuum #blackhole #buconero (presso Maccagno)

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Buco nero. Info e appuntamenti 3477945297 [email protected] #maxbrain #traditional #vintage #tattoo #flash #painting #mansruin #buconero #blackhole
Il buco bianco è solo una teoria, secondo tanti scienziati anche molto remota. Esso rappresenta l’ipotetica controparte di un buco nero. Ma cosa sono i buchi bianchi? Esistono davvero?I buchi bianchi esistono davvero?Nessuno ha mai osservato un buco bianco e la loro esistenza è stata fino ad oggi solamente teorizzata. Eppure la comunità scientifica è molto divisa a riguardo. Se da una parte molto scienziati sono ancora oggi restii a confermare l’esistenza di questo particolare e misterioso corpo celeste, dall’altra sono sempre di più coloro che ne vogliono dimostrare l’esistenza. Buco biancoI buchi bianchi sono stati prevista dalla stessa teoria della relatività di Einstein che ha evidenziato l’esistenza dei buchi neri. A un primo sguardo i due corpi celesti potrebbero sembrare molto simili ma sono, in realtà, l’uno la controparte dell’altro.Mentre i buchi neri negli anni sono stati dimostrati e osservati, la loro controparte bianca non è mai stata osservata e non si hanno prove concrete della loro esistenza, rimanendo di fatto uno dei più grandi misteri dell’universo.La teoria della relativitàPer capire cosa si nasconde dietro ad alcuni dei più grandi misteri dell’universo dobbiamo tornare indietro al 1916, l’anno successivo alla pubblicazione della Teoria della Relatività Generale di Einstein.Karl Schwarzschild fu tra i primi a studiare le equazioni della Teoria della Relatività ponendo le basi per la comprensione dei buchi neri.Tuttavia, i fisici che successivamente studiarono le soluzioni di Schwarzschild alle equazioni di Einstein, si resero conto che c’era la possibilità di capovolgere le dinamiche, trasformando un buco nero in un buco bianco.“Se un buco nero fosse un oggetto dal quale nulla può sfuggire, il suo tempo inverso sarebbe un oggetto in cui nulla può entrare”. I wormholeNei decenni successivi le teorie si ampliarono mostrando un universo (o un multiverso) alquanto complesso. Wormhole: una porta per un altro universoIl primo a coniare il termine buco nero fu John Archibald Wheeler, il quale non parlò solo di buchi neri nei suoi studi, ma anche di buchi bianchi e wormhole.La teoria è che questi tre elementi siano collegati tra di loro: un wormhole è un cunicolo spaziotemporale che collega un buco nero a un buco bianco.Successivamente anche Stephen Hawking studiò la struttura spazio temporale, ma non ritenne plausibile l’esistenza di buchi bianchi stabili, per lo meno non nel nostro universo.Molti scienziati ritengono piuttosto che i buchi bianchi possano esistere più come una realtà temporanea e non stabile. Alcune teorie, infatti, vedono un buco bianco come lo stadio finale del collasso gravitazionale o come la conseguenza dei processi quantistici di evaporazione di un buco nero. In questi scenari un buco bianco sparirebbe quasi istantaneamente dopo la sua formazione.MultiversoTornando alla teoria del wormhole, un buco bianco sarebbe la porta di uscita di un tunnel spazio temporale, la cui porta d’ingresso sarebbe rappresentata da un buco nero. Wormhole: una porta per un altro universoTale tunnel sarebbe in grado di collegare regioni lontanissime nell’universo o, addirittura, aprire una porta spazio temporale per un altro universo, creando un complesso strato conosciuto come multiverso.In alternativa, secondo alcune teorie all’interno stesso di un buco nero si potrebbe creare un nuovo universo. La creazione di un universo interno avverrebbe come un fenomeno di rimbalzo, secondo cui la materia inghiottita dal buco nero in questo universo viene espulsa in un nuovo spazio tempo, attraverso un buco bianco.Gli ultimi studi per confermare l’esistenza dei buchi bianchiSono tutte teorie straordinariamente affascinanti, che nel corso degli anni hanno alimentato l’immaginazione scientifica e fantascientifica.Tuttavia, i buchi bianchi rimangono un grande mistero, che tanti scienziati stanno ancora oggi cercando di risolvere. Un mistero che sembra destinato a rimanere solo una teoria. Alcuni principi, come la Seconda Legge della Termodinamica e il Principio di Censura Cosmica, rendono l’ipotesi dell’esistenza di un buco bianco estremamente improbabile. Read the full article
In uno spazio-tempo caotico i sistemi quantistici diventano magici
La ricerca dello spazio-tempo è stata definita “Magia quantistica” – Gli scienziati potranno definirsi dei Maghi? Un gruppo di scienziati ha identificato una nuova proprietà quantistica per misurare le stranezze dello spaziotempo e l’ha ufficialmente chiamata “magia”: potrebbe essere la chiave per spiegare come sono nati lo spazio e il tempo. È stato lo scrittore di 2001: Odissea nello spazio, Arthur C. Clarke, a dire che “qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Oggi possiamo dire che non ci siamo mai avvicinati tanto a questo concetto: secondo i ricercatori lo spazio-tempo potrebbe emergere da proprietà quantistiche, e una di queste particolari e misteriose proprietà è stata ufficialmente denominata “magia quantistica”. Magia, mana e scienza Appassionati di fantasy, giochi di carte, videogiochi e boardgame, quante volte avete sentito o letto parole come magia e mana durante le vostre letture o sessioni di gioco? Tante, vero? Bene, da oggi potreste cominciare a utilizzare questi termini anche in ambito puramente scientifico: un gruppo di scienziati del RIKEN Interdisciplinary Theoretical and Mathematical Sciences in Giappone ha identificato una nuova proprietà quantistica per misurare la stranezza dello spaziotempo e l’ha ufficialmente chiamata “magia”. “I fisici sono da tempo affascinati dalla possibilità che lo spazio e il tempo non siano fondamentali, ma che derivino da qualcosa di più profondo“, spiega Kanato Goto del RIKEN Interdisciplinary Theoretical and Mathematical Sciences (iTHEMS) ai microfoni di Phys.org. Il mistero dello spaziotempo: da Maldacena agli scienziati del RIKEN Negli anni ’90, il fisico teorico Juan Maldacena ha messo in relazione la teoria gravitazionale che governa lo spaziotempo con una teoria che coinvolgeva le particelle quantistiche. In particolare, ha immaginato uno spazio ipotetico racchiuso in qualcosa di simile a un barattolo di zuppa. Maldacena immaginò anche delle particelle che si muovevano sulla superficie della lattina, controllate dalla meccanica quantistica., e si rese conto che, dal punto di vista matematico, una teoria quantistica utilizzata per descrivere le particelle sul bordo è equivalente a una teoria gravitazionale che descrive i buchi neri e lo spaziotempo all’interno della massa.
“Questa relazione indica che lo spaziotempo stesso non esiste fondamentalmente, ma emerge da una qualche natura quantistica”, afferma Goto. “I fisici stanno cercando di capire quale sia la proprietà quantistica chiave”. Secondo il documento scientifico “Probing chaos by magic monotones”, pubblicato di recente sulla rivista Physical Review D, esiste una proprietà di uno stato quantistico chiamata “magia”: “come dimostrato dal teorema di Gottesman-Knill, i cosiddetti stati stabilizzatori, che sono composti solo da porte di Clifford, possono essere calcolati in modo efficiente su un computer classico e quindi la computazione quantistica non offre alcun vantaggio.” La “magica” ricerca di Kanato Goto e del RIKEN iTHEMS “Gli stati non stabilizzatori sono chiamati stati magici, necessari per ottenere la computazione quantistica universale. La magia (monotona) è la misura della quantità di risorse non stabilizzatrici e misura quanto sia difficile per un computer classico simularne lo stato. Studiamo la magia degli stati nei regimi integrabili e caotici della generalizzazione higher-spin del modello di Ising attraverso due quantità: “mana” e “robustezza della magia” (RoM).”
I ricercatori giapponesi hanno scoperto che “nel regime caotico, il mana aumenta monotonicamente nel tempo nella regione dei primi tempi, mentre nei tempi finali queste quantità oscillano intorno a un valore non nullo che aumenta linearmente rispetto alle dimensioni del sistema. Il nostro risultato suggerisce anche che, in una dinamica caotica, qualsiasi stato si evolve verso uno stato il cui mana quasi satura il limite superiore ottimale; in altre parole, lo stato diventa massimamente magico”. Goto e i colleghi di iTHEMS, Tomoki Nosaka e Masahiro Nozaki, hanno cercato la quantità quantistica che si potesse mappare e applicare al sistema limite per descrivere meglio i buchi neri. In particolare, hanno notato che i buchi neri hanno una caratteristica caotica che può essere descritta.
“Quando si getta qualcosa in un buco nero, le informazioni su di esso vengono strapazzate e non possono essere recuperate”, dice Goto. “Questo rimescolamento è una manifestazione del caos”. Il team si è imbattuto quindi nella “magia”, che possiamo definire come una misura matematica nata per stabilire quanto sia difficile simulare uno stato quantistico con un normale computer. I loro calcoli hanno dimostrato che, in un sistema caotico, quasi ogni stato si evolverà in uno “massimamente magico”, ovvero il più difficile da simulare. Fonti: Phys.org Read the full article