Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, è stato intervistato dalla trasmissione televisiva di Rai 3, Report, andata in onda nella
Riccardo Cotarella (Assoenologi): cosa ha detto davvero a Report

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Riccardo Cotarella (Assoenologi): cosa ha detto davvero a Report

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Filiere Federvini, 20 miliardi di euro di valore aggiunto per il Paese
Oltre 2.300 imprese (38.000 considerando anche quelle agricole di trasformazione), 21,5 miliardi di euro di fatturato diretto, 10 miliardi di euro di export: sono alcuni dei valori che emergono dallo Studio di Filiera, per i settori Vini, Spiriti e Aceti, realizzato da Nomisma per Federvini epresentato oggi presso la Camera dei Deputati. Altrettanto rilevanti i valori sotto il profilo occupazionale: a fronte di 81 mila lavoratori direttamente occupati dalle imprese dei tre settori, grazie ad un effetto moltiplicatore pari a 5,8, se ne attivano oltre 460 mila nell’intero sistema economico nazionale che corrispondono a quasi il 2% del numero complessivo di lavoratori in Italia. “Questo studio mette in luce la dimensione straordinaria raggiunta, nel complesso, dalle filiere che rappresentiamo, le quali assumono un rilievo strategico per il sistema economico italiano con un valore aggiunto superiore ai venti miliardi di euro all’anno e un export che movimenta dieci miliardi di euro. Comparti meritevoli della massima considerazione e del più attento supporto istituzionale, costituiti da imprese impegnate ogni giorno nel valorizzareprodotti di qualità, frutto del lavoro e della dedizione di imprese sane e dinamiche” ha commentato Micaela Pallini,Presidente di Federvini. “I produttori di vini, spiriti e aceti esprimono un patrimonio di cultura, di storia, di economia e di lavoro che produce benessere per le comunità locali e che, investendo in innovazione, sostenibilità e ricerca, contribuisce alla crescita del nostro Paese e a far sì che lo stile di vita italiano sia così apprezzato nel mondo.” “Impreseche ancora oggi sono molto esposte a incertezze di natura geopolitica, normativa, commerciale, inflattiva. La difesa di questo patrimonio del Made in Italy, con la sua storia, cultura e reputazione, è una responsabilità tanto degli imprenditori, con le loro organizzazioni di rappresentanza, quanto delle istituzioni” ha concluso Pallini. La fotografia evidenzia il rilievo strategico che le “filiere Federvini” giocano per il Sistema Paese sotto il profilo economico. I tre settori generano difatti sul territorio nazionale un valore aggiunto, inclusivo anche delle componenti indirette e indotte, pari a 20,5 miliardi di euro, corrispondenti a circa l’1,5% del PIL nazionale. Di questi, 4,9 miliardi sono riconducibili all’effetto diretto (attribuibile alle imprese dei comparti attraverso la propria attività di produzione), 9 miliardi sono imputabili all’effetto indiretto (prodotto dai diversi fornitori attivati e dalla domanda generata a loro volta dai fornitori) e 6,6 miliardi all’effetto indotto, ovvero quello generato dall’incremento di reddito percepito da tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nel processo economico. “Grazie alle proprie attività di produzione e agli approvvigionamenti di materie prime e servizi - spesso di provenienza locale - le imprese delle ‘filiere Federvini’ rivestono un ruolo economico di primissimo piano per il nostro Paese, attivando valore in molteplici settori economici, dall’agricoltura alla logistica, passando dal commercio al dettaglio all’Horeca e al settore immobiliare. Ogni euro di valore aggiunto direttamente generato dalle imprese dei settori Vini, Spiriti e Aceti crea ben 4,2 euro nell’intera economia nazionale grazie agli impatti indiretti e indotti su altre filiere del made in Italy” ha dichiarato Emanuele Di Faustino, Responsabile Industria Retail e Servizi di Nomisma. “La continuità del contributo strategico che le ‘filiere Federvini’ forniscono al Sistema Paese è però messa a dura prova dalle sfide legate all’incerto scenario macro-economico e geopolitico internazionale. Basti pensare alla recente crisi del Mar Rosso oppure all’indagine antidumping sui distillati europei da parte della Cina, aspetti che potrebbero incidere in maniera importante anche sull’export italiano, il fiore all’occhiello delle ‘filiere Federvini’.” Il valore strategico delle esportazioni In termini di export, i comparti di vino, spiriti e aceti italianiricoprono un rilievo importantissimo, non solo in merito all’incidenza sulle vendite oltre frontiera del food&beverage (19%) ma soprattutto per il contributo positivo alla bilancia commerciale agroalimentare: 8,4 miliardi di euro di saldo commerciale aggregato netto, l’apporto più alto tra i prodotti italiani del F&B. Il nostro Paese è oggi il primo esportatore mondiale a valore di aceti, con una quota sull’export globale del 37%, nonché di vermut (34%), il secondo di vini fermi imbottigliati (22%) e liquori (14%). Nel complesso, negli ultimi dieci anni l’Italia ha conosciuto una crescita del valore sui mercati esteri di oltre il 76%. Sostenibilità e cura del territorio Oltre il 90% delle imprese dei tre comparti intervistate ha sostenuto negli ultimi tre anni investimenti, oltre che per l’acquisto di beni strumentali, anche a sostegno della sostenibilità ambientale (packaging sostenibili, riduzione dei consumi di acqua, produzione dell’energia rinnovabile) e sociale (attività culturali, selezione dei fornitori locali, iniziative umanitarie), della formazione del personale e della ricerca e sviluppo per nuovi prodotti. “Questo ruolo attivo verso la sostenibilità trova conferma nell’85% della popolazione italiana che ritiene come le imprese di vini, spiriti ed aceti contribuiscano positivamente allo sviluppo economico dei territori nei quali sono insediate oltre che al rafforzamento dell’immagine del Made in Italy all’estero. Una reputazione che, per 7 italiani su 10, deriva anche dal contributo positivo dato dai vigneti nella tutela del paesaggio italiano, nel salvaguardare le aree rurali prevenendo l’erosione dei suoli e nel favorire il turismo” ha sottolineato Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma. Il focus sulla produzione di spiriti in Piemonte e Veneto La ricerca condotta da Nomisma ha incluso anche un approfondimento sulla dimensione e la performance delle imprese attive nel settore spiriti in due regioni storicamente vocate alla distillazione quali Piemonte e Veneto. Rilevantissimo il peso del Piemonte, le cui imprese attive nel comparto spiriti garantiscono direttamente oltre un terzo del fatturato nazionale di settore (1,7 miliardi di euro nel 2022) e il 31% della forza lavoro (1.956 occupati). Le aziende venete hanno invece prodotto un fatturato di 450 milioni di euro (il 9% del totale nazionale) occupando 670 persone (l’11% del totale). Read the full article
Consorzio vini Alto Adige, debutto a Parigi
I Vini dell’Alto Adige danno il via a un anno che sarà ricco di appuntamenti nazionali e internazionali con l’obiettivo di accrescere sempre più la loro notorietà e le peculiarità della loro proposta enologica. Il Consorzio si prepara quindi all’importante debutto al Wine Paris & Vinexpo Paris – arrivata alla sua quinta edizione e in scena dal 12 al 14 febbraio a Paris Expo Porte de Versailles – riconoscendo l’internazionalità crescente di questa piazza per il mondo enologico, in un momento strategico per quanto riguarda anche l’aggiornamento delle carte vini.
Saranno quindici le Aziende presenti con le proprie etichette e a fianco del bancone istituzionale del Consorzio. “L’appuntamento internazionale di Parigi va ad arricchire in maniera importante il nostro calendario di eventi annuale e sono certo che sarà un’ottima occasione per dar vita a scambi e ispirazioni oltre che a relazioni commerciali per i produttori” spiega Andreas Kofler, presidente del Consorzio Vini Alto Adige. “E’ la prima volta per noi, quindi siamo curiosi e molto motivati, vogliamo sfruttare al meglio questa piazza che richiama operatori da tutto il mondo ai quali potremo raccontare tutta la diversità e la qualità dei nostri vini che nascono in un territorio così piccolo e così straordinariamente privilegiato e diversificato”, conclude Kofler. Se con la presenza in fiera si punta agli operatori internazionali di settore, con la serata speciale pensata per il 12 febbraio si vogliono invece coinvolgere i giornalisti e tutto il mondo Horeca e trade parigino. Nel cuore della città infatti, in una location esclusiva, sono stati invitati dal Consorzio alcuni tra i più importanti e rinomati professionisti e giornalisti locali per far scoprire loro tutta la diversità di questo piccolo territorio, attraverso un percorso, tra vitigni e terroir, guidato da Audrey Brugière, semifinalista del concorso Miglior Giovane Sommelier di Francia. L’evento ruoterà attorno alle varietà di Borgogna - Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco – e ai vitigni storici dell’Alto Adige – Gewürztraminer, Lagrein e Schiava -; il sofisticato mondo del vino locale avrà un’ampia scelta tra le diverse tipologie e referenze di tutti i quindici produttori presenti a Parigi che, durante la serata, potranno farsi conoscere al meglio. Elenco produttori presenti al Wine Paris (Hall 2.2, D156) e alla serata esclusiva del 12 febbraio: Abbazia di Novacella Baron Longo Kellerei Bozen Josef Brigl Castelfeder Dipoli Peter Franz Haas Cantina Girlan Cantina Kaltern Winery Kornell Cantina Kurtatsch Alois Lageder Winery Nals Margreid Ignaz Niedrist Tenuta J. Hofstätter Read the full article
Tenuta Mazzolino, debutta il super cru Henry: una limited edition di Pinot nero
Nel 2024 la famiglia enoica di Tenuta Mazzolino si amplia: debutta Henry 2017, una limited edition di Pinot Nero che incarna l’anima la passione della cantina stessa. Henry è il risultato di un progetto nato alla fine degli anni Novanta. “Nasce da un'idea audace e dall’approccio visionario di mio nonno e del nostro enologo greco-francese Kyriakos Kynigopoulos”, spiega Francesca Seralvo oggi alla guida della cantina. “Nel 1999, quando già si intuiva l'impatto del riscaldamento globale sul mondo del vino, decidono di investire su una vigna che guarda dal lato opposto delle altre, ovvero verso est”. Questi due ettari vengono suddivisi in quattro quadranti e in ciascuno vengono piantate barbatelle provenienti direttamente dalla Borgogna che rappresentano quattro cloni tradizionalissimi. “Nel 2017 - annata con condizioni meteorologiche eccezionalmente calde - la vigna è ormai maggiorenne e i tempi sono maturi per un primo assaggio”, continua Francesca, “Abbiamo selezionato la porzione di vigna più interessante, basata sul clone 115 in purezza. Risultato? Grandi potenzialità, ma aveva bisogno di più tempo”. È una vigna austera, un vitigno difficile, deve poter “crescere” ancora per esprimersi al meglio. Un’attesa che oggi viene premiata. Debutta quest’anno Henry 2017, una produzione unica e rara: un'edizione limitata di sole 495 bottiglie, ciascuna numerata. “Ogni etichetta diversa dall’altra!”, rivela Francesca. “L’etichetta è infatti impreziosita da immagini di Henry sempre differenti”. Ma chi è Henry? “È il nostro iconico asino, la nostra mascotte, che simboleggia l'autenticità e la tradizione della nostra tenuta”, rivela sorridendo Francesca. Un animale che – a dispetto della nomea – è curios
o, fedele e intelligente. E che nelle etichette di Tenuta Mazzolino sfoggia 495 look differenti del proprio manto. “Un modo per rendere ancora più uniche le bottiglie del nostro super cru!”, conclude Francesca. Avviso per i collezionisti: Henry è disponibile esclusivamente in cofanetto in legno contenente tre bottiglie. Read the full article
Dati 2023 vino italiano, consumi in calo dell’8% dal 2019, resistono i vini DOP. In picchiata comuni e rossi, su gli spumanti
Tornano di poco sotto quota di 1 miliardo le bottiglie di vino vendute nei negozi e nella grande distribuzione italiana nel 2023, il 3,1% in meno rispetto all’anno precedente per un valore complessivo di poco più di 3 miliardi di euro. Lo rileva l’Osservatorio Uiv-ISMEA su base Ismea-Nielsen-IQ in relazione alle vendite di vino in Gdo e retail a tutto il 2023. Un anno complicato, secondo l’Osservatorio, che se da un lato ha amplificato le nuove tendenze al consumo post-Covid, dall’altro ha determinato più di una sofferenza per un comparto ancora alle prese con rincari generalizzati non ancora assorbiti e ben oltre la timida crescita registrata in valore (+2,6%). I vini fermi fissano i volumi a -3,6% (con i rossi a -4,9%) e registrano l’11° trimestre consecutivo con il segno meno. Gli spumanti, pur con un azzeramento della crescita dei prezzi nell’ultimo trimestre, rimangono in linea di galleggiamento rispetto ai volumi venduti nell’anno precedente, ma solo grazie ai “low cost” Charmat non Prosecco (+7,1%), senza i quali la tipologia virerebbe in negativo di 2 punti. In generale – evidenzia l’Osservatorio Uiv-ISMEA – l’evoluzione dei consumi di vino da parte degli italiani dal 2019 a oggi è stata significativa e riflette fattori solo in parte specchio dalla congiuntura. Spesso, infatti, cambiamenti così netti e solo in apparenza repentini sono dettati da modifiche strutturali di una domanda mai così fluida in tema di consumi beverage. Tra questi: CONSUMI IN CALO, MA PIÙ SELETTIVI Rispetto a 5 anni fa, e dopo le impennate degli anni Covid, tra gli scaffali il calo dei consumi sfiora l’8%, l’equivalente di 100 milioni di bottiglie in buona parte a base di vini fermi (-11%) e liquorosi (-19%). I Dop, con un -2%, sono la categoria che di gran lunga cede meno, con bianchi (+3%) e rosati (+17%) che segnano luce verde. Fanno molto peggio gli Igt (-13%) ma soprattutto i vini comuni, picchiata a -17% e l’equivalente di 64 milioni di bottiglie in meno. TENDENZA SPUMANTI Da una parte i vini fermi che scendono di 11 punti, dall’altra gli spumanti che in un lustro guadagnano quasi il 19%, oggi a 139 milioni di bottiglie vendute. Merito del mondo Prosecco, che nel periodo sale del 30%, ma anche degli Charmat non Prosecco, a +42% grazie a un’ascesa vertiginosa in particolare nell’ultimo biennio in cui anche il minor potere di acquisto ha giocato un ruolo importante. Una tendenza, quella delle bollicine italiane, che da tempo si riflette anche nelle esportazioni, con la tipologia che ha visto triplicare le proprie quote di mercato negli ultimi 10 anni. Lo stesso non si può dire per lo champagne, le cui vendite nel periodo sono scese del 38%. SOS ROSSI Premesso che l’alta gamma dei rossi è di gran lunga maggiormente presente presso i canali horeca, dove certe denominazioni o prodotti sono diventati ormai intramontabili, è innegabile che – in generale – la tipologia simbolo del vino tricolore sia la più in difficoltà nei consumi casalinghi con una discesa, sempre più ripida negli ultimi anni, del 15%. I rossi cedono il 6% – quasi 3 volte più della media – tra i consumi di prodotti a denominazione, il 19% tra gli Igt, ma il record (negativo) si registra tra i vini comuni, con un -22%. Poche le grandi Dop e Igt che tengono (Dop Montepulciano d’Abruzzo a -2%, Chianti a -3, Rubicone Igt nella tipologia Sangiovese a +7%), tanti i cali in doppia cifra, e spesso oltre il 20% per vini a marchio come la famiglia dei Lambruschi, i pugliesi (Salento Igt, Puglia Igt), i siciliani con Nero d’Avola Dop e Terre Siciliane Igt), il Cannonau della Sardegna, i piemontesi (Barbera e Dolcetto Doc), i veneti (Igt Cabernet e Merlot), i lombardi, con le Doc Oltrepò Pavese Barbera e Bonarda E-COMMERCE SULL’OTTOVOLANTE I lockdown hanno contribuito a far lievitare gli ordini dell’e-commerce, canale storicamente ostico per gli italiani. Oggi gli acquisti online valgono il triplo rispetto al 2019, ma da 2 anni a questa parte gli ordini si sono progressivamente sgonfiati, fino a perdere il 21% sul picco del 2021. Un calo fisiologico per un canale sull’ottovolante che pure ha attuato un significativo ribasso dei listini. Chi ordina online lo fa ricercando ancora di più la qualità – il prezzo medio al litro è superiore del 61% rispetto agli acquisti in corsia –, compra più Dop e Igt (il 75% del totale acquisti dei vini fermi) ma soprattutto ordina più spumanti, che online incidono per il 22% degli acquisti, contro una media complessiva al 13%. Una nicchia – quella dell’e-commerce di vino – che rappresenta appena l’1,5% del totale acquisti in Gdo e retail, su cui molti player fanno affidamento per il futuro. Read the full article

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Papa Francesco al mondo del vino italiano: "Rispetto e valori sulla via della qualità"
Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno organizzato da Vinitaly sul tema “L’economia di Francesco e il mondo del vino italiano” e ha rivolto loro un saluto ricco di spunti di riflessione...
Papa Francesco Saluto del Santo Padre Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Vi do il benvenuto, saluto Mons. Pompili e ciascuno di voi. Siete qui in occasione del Convegno che Vinitaly ha organizzato sul tema “L’economia di Francesco e il mondo del vino italiano”. Per numero di aziende coinvolte, qualità di produzione e impatto occupazionale, la vostra è certamente una realtà significativa, sia sulla scena vinicola italiana che internazionale, ed è dunque bene che vi ritroviate a riflettere insieme sugli aspetti etici e sulle responsabilità morali che tutto ciò comporta, e che in questo traiate ispirazione dal Poverello di Assisi. Le linee fondamentali su cui avete scelto di muovervi – attenzione all’ambiente, al lavoro e a sane abitudini di consumo – indicano un atteggiamento incentrato sul rispetto, a vari livelli. E il rispetto, nel vostro lavoro, è certamente fondamentale: per un prodotto di qualità, infatti, non basta l’applicazione di tecniche industriali e di logiche commerciali; la terra, la vite, i processi di coltivazione, fermentazione e stagionatura richiedono costanza, richiedono attenzione e richiedono pazienza. La sacra Scrittura stessa parla di questi temi. Viene in mente la Lettera di Giacomo, che dice: «Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5,7). E penso soprattutto a Gesù, il quale, nell’ultima immagine che lascia ai suoi discepoli, parla del Padre come di un agricoltore, che si prende cura della vite, potandola e facendo così in modo che porti buon frutto (cfr Gv 15,1-6). Rispetto, costanza, capacità di potare per portare frutto: sono messaggi preziosi per l’anima, che ben si apprendono dai ritmi della natura, dai vitigni e dalla lavorazione. Essa comporta un’infinità di competenze, solo in parte trasmissibili in modo tecnico, “scolastico”, spesso invece legate alla condivisione di una sapienza pratica, di vita, a un’esperienza specifica da acquisire sul campo, in modo tanto più proficuo, quanto più ci si lascia coinvolgere dalla dimensione umana di ciò che si fa. E se il rispetto e l’umanità valgono nell’uso della terra, sono ancora più decisivi nella gestione del lavoro, nella tutela delle persone e nel consumo dei prodotti, per far maturare, a livello di singoli e di aziende, quella capacità di «auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l’autoreferenzialità», che «rende possibile ogni cura per gli altri e per l’ambiente», considerando «l’impatto provocato da ogni azione e da ogni decisione personale al di fuori di sé» (Lett. enc. Laudato si’, 208). Infatti, la «cura autentica della nostra stessa vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri» (ivi, 70). Cari amici, il vino, la terra, l’abilità agricola e l’attività imprenditoriale sono doni di Dio, ma non dimentichiamo che il Creatore li ha affidati a noi, alla nostra sensibilità e alla nostra onestà, perché ne facciamo, come dice la Scrittura, una vera fonte di gioia per «il cuore dell’uomo» (cfr Sal 104,15), e di ogni uomo, non solo di quelli che hanno più possibilità. Grazie allora per aver scelto di ispirare la vostra attività a sentimenti di concordia, aiuto ai più deboli e rispetto per il creato, sull’esempio di Francesco di Assisi. In lui vi benedico e vi auguro, nel suo stile, “pace e bene”. Grazie. Read the full article
1 MINUTO DIVINO - CAOS PROGETTI OCM, IL MINISTRO CORRE AI RIPARI
Clima teso tra le cantine italiane e il ministero dell’Agricoltura. Dopo il caos generato dai fondi promozione che, come anticipato dal Gambero Rosso, ha tagliato fuori più di 100 cantine e progetti per un valore di 20 milioni di euro, rischiando di perdere oltre 6 milioni di fondi europei, il ministro Francesco Lollobrigida ha annunciato che dal prossimo anno istituirà uno sportello di assistenza che si interfaccerà con i progettisti, da lui definiti «poco attenti». Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha annunciato che dal prossimo anno istituirà uno sportello per aiutare le cantine a compilare le domande. Quest’anno agli esclusi non resta che il ricorso al Tar, così come annuncia Gambero Rosso dalle sue colonne.
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Addio a Helmut Riebschläger, il critico e umanista del vino
Helmut Riebschläger E’ mancato all’affetto dei suoi cari e mancherà molto all’Italia e alle Dolomiti del vino Helmut Riebschläger. Si è spento all’età di 87 anni nella RSA di Cadine, dove fino agli ultimi tempi ha sempre accolto gli amici con l’intelligenza e il senso critico di sempre. Di lui, grande maestro di critica enologica ante litteram, sarà sempre ricordato il carattere schivo accompagnato dalla sua grande autorevolezza e da un’innata onestà intellettuale. Riebschläger non era un degustatore improvvisato ma è stato soprattutto un uomo di cultura, un umanista del vino al quale si era appassionato in giovanissima età per poi affilare la sua preparazione tra studio, degustazioni e viaggi nei più grandi terroir vitivinicoli. Era un cacciatore d’identità nel calice. Lo piangono in particolare tanti produttori dell’Alto Adige, del Piemonte ma anche della Toscana. Helmut con il suo “palato assoluto” arrivava molto lontano nella lettura di ogni vino. Non è un caso se ha preso parte per anni alle commissioni di degustazione per selezionare i vini trentini da sottoporre al severo e autorevole giudizio della guida “Vini d’Italia” di Gambero Rosso, quella dei Tre Bicchieri, la più importante del Paese. Insieme al vino e alle cantine ha sempre amato la montagna, quelle cime che lui chiamava “casa”. Read the full article