Bimbi and Mundur in: Bimbi-and-Mundur-Land

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Bimbi and Mundur in: Bimbi-and-Mundur-Land

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Oggi decido di andare a fare una passeggiata. Vado al Massari, dopo posterò qualche foto. Sono le 15:00 circa, c'è caldo, c'è un po' di gente ma qua e là si vedono degli isolotti vuoti. Dopo un po' di camminata, mi ci siedo. Non ho un telo: amen, erba sia. Mi cavo la kefiah e mi sdraio. Dopo un po' penso di fare qualcosa che non ho mai fatto prima, e che un po' mi mette in imbarazzo...ma sto vivendo un periodo in cui ho voglia di sperimentare, di buttarmi, e quindi al diavolo facciamolo! Medito. Si, anche davanti alla gente. Chiudo gli occhi, son seduto nella posizione, controllo il respiro... ...passano tre minuti. Frena una bicicletta accanto a me. "Signore, stai facendo yoga?" Apro curioso gli occhi: un bimbetto, avrà avuto 6-7 anni non di più sulla sua bici mi sta parlando. "Non è yoga questo. Sto meditando." Sorrido. "Cos'è? Non lo so cos'è." "....facciamo che è yoga." "Anch'io voglio, vengo a farlo con te!" "Va bene, vieni". Gli chiedo il nome, non me lo ricordo più. Ha anche un amichetto che lo segue in silenzio, chiedo anche a lui, si chiama Manuel. Il primo si siede accanto a me, incrocia le gambe, unisce indici e pollici come avrà visto in tv, e fa "ooom". E io rido. Arriva la mamma, lei vede come son vestito e probabilmente si spaventa per suo figlio. Poi vede il mio sorriso, le parlo con voce calma, sono sereno, e vede che suo figlio è al sicuro. Si rilassa un po', ma è imbarazzata che lui sia stato un disturbo. "Non si preoccupi, i bambini possono interrompermi sempre. Ad avere la loro età!" Lei sorride (ancora un po' interdetta, ammettiamolo, ma ci mette la sua buona volontà). Poi se ne vanno. Ho voluto fare qualcosa di nuovo, ad uscire dalla mia comfort zone. E mi è capitata una cosa dolcissima. Penso che ci riproverò. PS: allego foto del "criminale" soggetto qui sotto. Un fattucchiere.
HEYYYYYYYYYYYY GUESS WHOS FINALLY WORKING AGAIN ON THEIR SILLY PAPER MARIO OCS (and fanstory idk what to call yet)
i wanted to flex Mimero's and Bimbi's story abit from the last time i talked about em but yea. mimero's whole thing is they wanna mess up the overthere and underwhere's balance originally . but somehow ended up going higher tryna get to the star haven to the area where badwishes are stored, the forbidden area nobody is allowed to get to normally . (not mimero is like...in a way like charlie from ADGTH but he's a lil shit but has zero records in his book so hes in some sort of limbo and was stuck with bimbi as a result so yea)
as for the main actual story and all ill figure that out later lmao.
also the star character is like, supposed to be one of the guardians of that area i guess. they decide whom has access and who ain't based on the person's background and/or position.
if you have any questions about them or the story feel free to ask so :3! the askbox is always open
Taglist :( feel free to tell me if you wanna get added to it!)
@candyheartedchy @berryshipbasket @radaverse
@tireddovahkiin @bloodhoundini
@lficanthaveloveiwantpower
@rexscanonwife @ree3942
@sunflawyer @artcomestolife @self-shipping-crow
Bimbic - a gender related to the Bimbi squishmallow.
E già 🤭🤭

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“ A novembre hanno ricevuto una telefonata della direttrice. Voleva parlare con loro e no, sarebbe stato meglio farlo di persona, meglio non per telefono. Si sono presentati tutti e due. Era caduta una neve precoce; la luce livida, l’ambiente urbano repentinamente mutato li rendevano inquieti, come se non bastasse già il tono della telefonata, certo non minaccioso, ma ambiguo, guardingo. L’inquietudine è aumentata quando la direttrice ha cominciato con un discorso molto generale sulla missione (ha detto proprio cosí, mission) dell’insegnamento e sui compiti degli educatori. Si vedeva che rimandava il momento in cui avrebbe sputato il rospo, e i due stavano seduti sulla punta della sedia, sempre piú nervosi. Poi finalmente gliel’ha detto: i genitori degli altri bambini si erano lamentati. Le telefonavano per dirle che sempre piú spesso, a casa, i figli di quattro anni si rivolgevano a loro con parole mai sentite prima, che alla fine risultavano essere italiane. Si registravano già alcuni casi di gravi incomprensioni transgenerazionali, con conseguenze che solo per un pelo non erano state serie. Interpellate, la maestra Shirley e la maestra Carol avevano confermato; loro stesse si erano rassegnate ad apprendere il significato di espressioni quali pipí, popò, basta, prendi, vieni qua e vaffanculo, finendo per utilizzarle anche loro, in violazione dei principî educativi del Learning World, per non restare tagliate fuori. La direttrice, a cui evidentemente sfuggiva la differenza tra vaffanculo e vattene via, aveva aggiunto che però la contaminazione culturale, cosí si era espressa, procedeva anche in direzione opposta, tanto che il bambino aveva adottato il termine wedgie. Su richiesta dei genitori, aveva poi specificato che la parola, di cui non si conoscono equivalenti in altre lingue, designa la condizione in cui, adulti o minori, ma soprattutto questi ultimi, si è infastiditi dalle mutande insinuatesi nel solco fra l’una e l’altra natica. La direttrice non si era mai trovata alle prese con un problema del genere (adesso parlava del bambino, non piú della wedgie). Non sapeva esattamente cosa proporre. Contava però sul loro aiuto per trovare una soluzione, escogitare qualcosa che permettesse agli altri alunni di mantenere la madrelingua in presenza della formidabile spinta all’innovazione portata da quel bambino dal carattere cosí forte. “
Guido Barbujani, Soggetti smarriti. Storie di incontri e spaesamenti, Einaudi (collana Super ET Opera Viva), febbraio 2022¹; pp. 126-127.
Ci sono figli aspettati che non arrivano mai.
Ci sono camerette dipinte di bianco con nuvole azzurre e armadi profumati di limone, camerette in attesa, da svuotare in fretta per lenire il dolore.
Sono le camere dei bimbi mai nati, ferite aperte negli anni.
Ci sono fratelli invisibili aspettati e mai arrivati e ricordi da imparare a masticare e donne che si girano di schiena, nei letti di ospedali per non vedere palloncini rosa svolazzare allegri sul letto accanto.
Donne che si girano nel vuoto di una pancia svuotata in fretta, per poi uscire due giorni dopo e camminare in mezzo a un mondo che chiede loro di far finta di niente, perché non è una tragedia, ha solo perso un bambino.
Perso dove? Si chiede lei, di fronte a questo verbo che presume sbadataggine, distrazione, che sottende un errore. Dove l'ho perso?
Si è persa forse anche lei.
Pensateci bene dunque, prima di pronunciare quelle frasi leggere, così, per riempire il silenzio:
"Ma non sarebbe l'ora di fare un figlio?"
"Allora a quando un bambino?"
Bussate piano alle porte delle case altrui, perché non sapete cosa c'è dentro”.
Irene Renei
[ph Monumento al bambino mai nato di Hudácek]
(...) L'età media di chi bussa allo sportello del Sifip è di 16 anni, ma ormai non è più così raro vedere arrivare genitori di bambini di due o tre anni che già mettono in discussione la loro identità. (...)
Un percorso a cui si accede solo con il consenso dei genitori Il punto di partenza è uguale per tutti. "Essendo minorenni si entra solo su richiesta dei genitori. Questo a volte è un limite perché implica non solo che la persona in cerca di aiuto debba averne parlato in famiglia ma anche che entrambi i genitori debbano essere d'accordo. Se anche uno dei due non è d’accordo noi non possiamo agire".
L'Ammeriga è vicina e no, “il giende' non esiste”.