– [...] Don McCullin, ha detto che, quando fotografava la guerra in Biafra, la frusta della compassione e della coscienza non aveva mai smesso di sferzarlo. Ha anche affermato che i giovani fotografi nutrono l’ingenua convinzione che la loro onestà basti a farli sentire dalla parte della ragione, a giustificare la loro presenza; ma se ti trovi davanti a gente che sta morendo, hai bisogno di motivazioni maggiori. Se non puoi essere d’aiuto, non devi stare lì –. A quel punto il suo sguardo si oscurò, come un fiume che aveva deciso di non scorrere più.
– La verità è che non possiamo essere di alcun aiuto. In una vera foto di guerra non c’è né gloria né fama, solo terrore. E la cosa peggiore, come dice Toynbee, è che la persona dietro l’obiettivo a volte ama il terrore che dice di aborrire, solo che non lo sa. Per alcune cose è così: se fissi il sole troppo a lungo diventi cieco.
Wu Mimg-Yi, La bicicletta rubata, Einaudi