"Il privilegio di aprire il primo processo della storia per crimini contro la pace del mondo impone una responsabilità solenne. I reati che cercheremo di condannare e punire sono talmente premeditati, talmente perversi e distruttivi, che la nostra civiltà non può permettersi che vengano ignoranti. Perché non potrebbe sopravvivere se dovessero ripetersi."
(21 Novembre 1945, arringa iniziale di Robert H. Jackson, Procuratore Capo al processo di Norimberga).
Conosco solo un peso ed una misura di fronte all'orrore.
Sono parole pronunciate ottant'anni fa ma potrebbero benissimo essere le parole pronunciate in un prossimo futuro, quelle per cui i nostri figli ci chiederanno conto, conto della nostra responsabilità, della nostra amoralità nel restare immobili, del nostro aver permesso in silenzio.
"...la nostra civiltà non può permettersi che vengano ignoranti. Perché non potrebbe sopravvivere..."
Civiltà. Mi tornano in mente a riguardo le parole di Margaret Mead, antropologa americana, in risposta alla domanda di uno studente su quando fosse iniziata la civiltà secondo lei.
"A mio avviso, il segno certo ha custodito per millenni il suo segreto all’interno di una tomba. E quel segno era in uno scheletro. Solo ora, con gli studi radiografici, lo abbiamo visto con certezza. E’ scritto su uno scheletro, con un femore rotto e risaldato. Perché?, mi chiedete. Nessun animale con la zampa spezzata può sopravvivere alla notte. Diventa rapidamente cibo fresco per i predatori. Un uomo con un femore guarito dopo la frattura ci rivela molte cose: che il trauma sia stato accidentale, o avvenuto in combattimento, qualcuno si è preso subito cura di quell’uomo, portandolo al sicuro, al riparo dai predatori o dai nemici. Lo ha accudito, lo ha protetto, gli ha dato da mangiare e da bere per lunghi mesi. Un femore rotto richiede mesi per saldarsi, non una notte o una settimana. Prendersi cura a lungo di un ferito indica emozioni e sentimenti. Indica anche un uso generoso delle risorse, il cibo e l’acqua, sempre al limite della sopravvivenza. Indica una prima ricerca di cura, forse con erbe. Il prendersi cura di un ferito, o di un malato, proteggerlo e nutrirlo, cacciare e raccogliere semi anche per lui, per restituirlo alla vita, quello è il vero punto di svolta di una civiltà. Finché funziona la legge della giungla, la sopravvivenza del più forte, non si troveranno mai femori spezzati e guariti. Le società primitive, di pura sopravvivenza, non potevano permettersi questo livello di compassione".
Se secondo la Mead la civiltà inizia quando ci si è presi cura per la prima volta di chi era in difficoltà, assistiamo oggi alla civiltà che muore nella crudele ignoranza dell'indifferenza. Muore nell'egoismo edonico di una società che non ha più vergogna di aver perso l'umanità.
Ed io mi ritrovo impotente a bestemmiare di fronte alla foto di mio padre, classe 1928, a bestemmiare con una lacrima dopo aver letto notizie, a bestemmiare ringraziandolo per chi sono. Certo che se fosse ancora qui staremmo bestemmiando insieme ora. Anzi, sono quasi certo che per l'entanglement quantistico i suoi atomi ormai dispersi stiano in qualche modo bestemmiando con me, se non altro son sicuro che gli elettroni di quegli atomi che hanno fatto parte di lui stiano girando vorticosamente più del dovuto.
I nostri figli ci chiederanno conto e noi potremmo avere la colpa di aver voltato lo sguardo altrove.