Sono nel mio paese e sto prelevando dei soldi a un bancomat. Amo le banconote nuove, senza la minima grinza, terse, piatte, lisce, con i bordi taglienti appena uscite dalla tipografia, appena uscite dalla Zecca. Sembra che qualcuno le abbia fatte apposta per me, che si sia preoccupato perché avessi nel portafogli queste fulgide cartoline con disegni di archi e portali rinascimentali e non il volgare artefatto che chiamano denaro. Io non voglio il denaro. Voglio il lasciapassare per il paradiso. Per questo voglio le banconote nuove di Zecca. Non le voglio da spendere, voglio solo sperimentare la sensazione che mi abbia scritto la Banca Centrale Europea in persona. Che mi abbia mandato un biglietto d’auguri, un telegramma d’amore eterno. Banconote appena uscite dal fiammeggiante cuore dell’Occidente, senza ancora addosso il lezzo del commercio, della miseria. Nessuno ha ancora sporcato queste banconote con dolore. Non hanno ancora umiliato nessuno, non sono state usate come armi davanti a nessuno. Vergini e innocenti pezzi di carta olografata in fibra di puro cotone. Sono come angeli del paradiso, queste banconote. Non le ha toccate la mano del miserabile, né del corrotto, né del fedifrago né del benzinaio né dell’assassino né del commesso né dell’immigrato né di mio padre. Le ho toccate solo io.