Sofi Hamid: a colorful and enigmatic cemetery in the middle of nowhere.
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Un’analisi fuori dagli schemi da X-TRUE.INFOPer chi non si accontenta del solito dualismo "pro Putin vs pro Zelensky", questo articolo offre una prospettiva storica lucida e provocatoria.Il ragionamento è solido: al di là delle narrative ufficiali, il testo ricostruisce – con dati, riferimenti e memoria storica – la formazione artificiale di alcuni confini e identità post-sovietiche.Una lettura che scomoda la storia per interrogare il presente e smontare molte semplificazioni dominanti.Il presidente dell'Azerbaigian Aliyev invita gli ucraini a non accettare l’“occupazione” Russia e cita la riconquista del Karabakh. Ma Mosca ribatte: se proprio vogliamo parlare di ritorno ai confini storici, allora anche Russia e URSS hanno molto da reclamare – non solo in Ucraina, ma anche in Azerbaigian, Kazakistan, Paesi Baltici e oltre.Ma se la logica della “de-occupazione” vale, allora la Russia potrebbe – legittimamente – “riprendersi” anche Kiev, Podolia, Baku e oltre. E magari, ironizza Malofeev, “in futuro sarà proprio Aliyev (o suo figlio) a rappresentare Mosca nel nuovo distretto caucasico”.L’Ucraina? Nata per strappi successivi alla Russia, ha ricevuto territori russi (come Donbass, Odessa, Kharkiv) solo per logiche ideologiche sovietiche. L’Azerbaigian? Stato inventato nel 1936. Prima esistevano solo “turchi del Caucaso”. Il Karabakh era russo e armeno, non “azero”. I Paesi Baltici? Acquistati legalmente da Pietro il Grande nel 1721. Kiev stessa fu venduta alla Russia nel 1686. Kazakistan del nord, Narva (Estonia), Klaipeda (Lituania)? Zone storicamente russe. Aliyev farebbe bene a non parlare di “de-occupazione”. La Russia ha molte più ragioni per avanzare rivendicazioni, non solo verso Baku e Kiev, ma anche nei confronti di altri Paesi confinanti. È il momento di ricordarlo. Il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, a differenza di Zelensky, non ha mai fatto il comico di professione, ma dimostra di averne il potenziale. Di recente, al III Forum Globale dei Media di Shusha, ha invitato gli ucraini a “non accettare mai l’occupazione” e ha proposto se stesso come esempio per la riconquista del Karabakh. Zelensky, dal canto suo, è d’accordo: insiste infatti che la pace potrà avvenire solo con il ripristino delle “frontiere del 1991”.Cosa dovrebbe “riprendersi” la Russia dall’Ucraina? Se si tratta di tornare “a com’era prima”, perché limitarsi al 1991? Perché non andare fino al 1922, anno della fondazione dell’URSS? In quell’anno, la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina non comprendeva né la Crimea né Kharkiv, né Kherson, né Odessa, né Donetsk e Lugansk. E andando ancora più indietro, come ricorda Sergej Moiseev – uno dei leader della “Primavera russa” di Kharkiv nel 2014 – bisognerebbe risalire almeno al XVI secolo. Dopo una vittoriosa guerra con il Granducato di Lituania, il granduca Ivan III (detto anche “il Terribile”) annetté tutte le terre da Kaluga a Kiev. Černihiv tornò alla Rus' nel 1503, ben 11 anni prima di Smolensk. Lo stesso Moiseev è stato perseguito penalmente in Ucraina per aver parlato del Trattato della Natività del 1503, con cui la Russia ottenne un terzo del territorio del Granducato di Lituania: 19 città, 70 distretti, 22 borghi e 13 villaggi. Informazioni che il cittadino ucraino medio non dovrebbe conoscere.L’Ucraina come costruzione artificiale L’Ucraina ha ottenuto la sua attuale forma geografica “a pezzi”, spesso sottratti alla RSFSR. Così accadde con la provincia di Kharkiv, nata nel 1835 sulle terre degli eserciti cosacchi delle slobode, territori appartenenti alla Russia e abitati da suoi sudditi. L’argomentazione usata dall’Ucraina sovietica era che le servisse proletariato: “ci avete lasciato solo contadini”, dissero a Lenin, che finì per concedere l’intero sud-est industriale (da Kharkiv a Odessa). In seguito fu la volta del Donbass, anch’esso parte della RSFSR, che venne ceduto nel 1925 secondo logiche di “composizione di classe”, ignorando la volontà popolare. Le regioni russe vennero spezzate e consegnate alla RSS Ucraina, senza neppure l’autonomia. La capitale venne poi trasferita da Kharkiv a Kiev. Secondo lo storico Roman Gazenko, questo serviva a mascherare la contabilità durante il Holodomor: gli aiuti alimentari inviati dalla Russia venivano rivenduti in Romania. Già allora si impose la “ucrainizzazione forzata”: lingua, burocrazia, istruzione, tutto doveva essere in “mova”. Chi si opponeva, veniva perseguitato. Per istruire anche i contadini, parlanti suržyk, vennero importati dalla Polonia migliaia di assistenti del teorico dell’“ucrainità” Mykhailo Hruševs'kyj, insieme ai loro abbecedari austro-ungarici. Dunque oggi, nel contesto dell’“Operazione Militare Speciale”, la Russia non fa che recuperare territori che storicamente le appartenevano.E dall’Azerbaigian, cosa? Aliyev cita come esempio la “de-occupazione” di Khankendi (l’ex Stepanakert), capitale del Nagorno-Karabakh, conquistata nel 2023 con l’aiuto turco e mercenari siriani, e poi “ripulita” dagli armeni. Eppure, Khankendi era originariamente un villaggio russo nella provincia di Šuša dell’Impero. Anche Baku, in epoca prerivoluzionaria, era in gran parte russo (36%), mentre azeri e armeni erano alla pari (21% e 19%), con persiani (12%) ed ebrei (5%). Aliyev dimentica che l’Azerbaigian, come Stato, non è mai esistito prima dell’URSS. Lo ricorda anche Gazenko: nel Trattato di Turkmenchay del 1828 tra Russia, Persia e Turchia, il nome “Azerbaigian” non compare. Fino al 1917 esistevano solo i “turchi del Caucaso”. Solo nel 1936, con la creazione della RSS Azera, nasce un’identità nazionale a sé. Pertanto, le fantasie di Aliyev su “Sud, Ovest e Nord Azerbaigian” (riferite rispettivamente a Iran, Armenia e Daghestan) sono del tutto infondate. Quanto al Karabakh, la discussione è solo rimandata, non chiusa.E cos’altro potrebbe “restituirsi” alla Russia? Le terre del nord del Kazakistan, a maggioranza russa e storicamente cosacche, non necessitano commenti. I principali centri urbani e industriali kazaki furono costruiti dai russi. All’Estonia, che oggi rivendica territori russi, si potrebbe ricordare che Narva, città russa al 85%, fu strappata agli svedesi da Pietro il Grande. Alla Lituania, che guarda Kaliningrad con cupidigia, si potrebbe ricordare che Klaipėda (Memel) era parte della Prussia Orientale ceduta all’URSS dopo la guerra e assegnata alla RSS Lituana. E tutta la regione baltica (Livonia, Estonia, Ingria, parte della Carelia), fu non solo conquistata da Pietro I, ma venduta ufficialmente alla Russia con il Trattato di Nystad (1721) per 2 milioni di talleri, pari a un intero bilancio svedese. Proprio come Kiev, acquistata nel 1686 dai polacchi per 146.000 rubli con il “Trattato di Pace Eterna”. Trattato ancora valido: Kiev, de iure, è russa.Aliyev razzola male e 'aggiusta la storia' Aliyev ha ragione su un punto: “non bisogna accettare l’occupazione della propria terra”. Ecco perché, dopo la “de-occupazione” del Donbass e della Nuova Russia, la Russia potrebbe un giorno “liberare” anche Kiev, Volinia, Podolia, Cholm, e forse anche le province di Elisavetpol e Baku. E se ciò accadrà – come ironizza Konstantin Malofeev, fondatore di Tsargrad – visto quanto è radicato il clan Aliyev, non è escluso che il rappresentante della Russia nel nuovo distretto sarà proprio Aliyev. O suo figlio. O suo nipote. Chi gioca con la storia, spesso ne resta travolto. Read the full article
(via "AIA" CI SONO I "BRICS": Prove tecniche di un nuovo mondo)
Mondo che muore, mondo che nasce
HA DEBUTTATO A BAKU IL NUOVO SHOW DEL CIRCO FLAVIO E DANIELE TOGNI
HA DEBUTTATO A BAKU IL NUOVO SHOW DEL CIRCO FLAVIO E DANIELE TOGNI Ha debuttato ieri il nuovo programma del Circo Italiano di Flavio e Daniele Togni che per l’occasione, per espressa richiesta degli organizzatori locali del Sea Breeze Circus by Alik Israfilov è più breve e compatto nella durata e nella struttura dello show, con un taglio estivo adatto al contesto che lo ospita. Lo spettacolo si intitola "Aqua Tiger Circus" e ripropone la bella fontana che chiudeva lo spettacolo dell’American Circus “Bellissimo” 2005/2006 e poi più volte ripresa, fino al ritorno a Napoli del 2017/2018, sulla quale si esibisce il verticalista Samuele Manfredini.
Marya Siulgina e Evgeny Pisarev Per l’occasione Bruno presenta il suo gruppo di 10 tigri di 3 colori diversi con un allestimento rinnovato che incontra il gradimento del pubblico. Dopo il successo dello spettacolo precedente, fortemente incentrato sul numero di grandi felini, Bruno è conosciuto e atteso dal pubblico di Baku che nutre una particolare predilezione per questi animali e questo momento dello show.
Samuele Manfredini sulla fontana. A terra Svetlana Zotova Lo show, che si avvale della direzione artistica Bruno e delle coreografie di Svetlana Zotova, propone un quintetto di contorsioniste mongole (Troupe Roxie by Modern Circus), la Rodriguez Family al filo alto (impegnata anche in uno spettacolare passaggio di equilibrio che si avvale del fuoco), gli interventi live di una cantante, la comicità di un clown colombiano, un corpo di ballo.
Bruno Togni con le artiste della Troupe Roxie by Modern Circus Ecco i numeri che compongono il programma: - Opening - Clown Bombillo (Colombia). - Troupe Roxie by Modern Circus, Hula Hoop (Mongolia) - Marya Siulgina e Evgeny Pisarev, sostenuto alla luna aerea (Russia) - Troupe Family Rodriguez, filo alto (Colombia) - Rysty, cantante (Kazakistan) - Samuele Manfredini, verticalista sulla fontana (Italia) - Bruno Togni, 10 tigri di 3 colori - Troupe Roxie by Modern Circus, contorsione con gli archi (Mongolia) - Gran Finale
Corpo di Ballo (Russia, Ucraina, Kazakistan) Regia e coreografie: Svetlana Zotova Direttore Artistico: Bruno Togni Produzione: Circo Italiano Flavio e Daniele Togni Sea Breeze Circus by Alik Israfilov Lo spettacolo è in cartellone fino a fine agosto
Ha debuttato a Baku il nuovo show del Circo Flavio e Daniele Togni Per raggiungere il gruppo l'Impresario Circense su Facebook cliccate sull'immagine sottostante
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28 May Müstəqillik Günü 🇦🇿🇹🇷
IL NUOVO SHOW DEL CIRCO FLAVIO E DANIELE TOGNI IN AZERBAIGIAN
IL NUOVO SHOW DEL CIRCO FLAVIO E DANIELE TOGNI IN AZERBAIGIAN Il 28 aprile si è concluso lo spettacolo del Circo Flavio e Daniele Togni a Baku in Azerbaigian, con una serie di sold out, standing ovation ed ovazione finale. Un successo tale che la direzione del Circus SeaBreeze ha chiesto alla famiglia Togni di allestire un secondo programma completamente differente che debutterà sempre sotto lo chapiteau del Circus SeaBreeze a Baku il prossimo 28 maggio.
Lo show si intitola "Aqua Tigers Circus". Tra i vari momenti dello spettacolo, oltre all'atteso numero di tigri di colori diversi di Bruno Togni (il clou dello show, che sta suscitando grande interesse sui social e sui media locali), un momento acquatico con la performance di verticalismo di Samuele Manfredini sopra la grande fontana dell'American Circus.
In programma anche un troupe di contorsioniste mongole, equilibristi al filo alto, hula hop, acrobatica e una cantante dal vivo che accompagna tutto il programma.
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