PRIMA PAGINA Corriere Della Sera di Oggi martedì, 22 luglio 2025
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Trasformazioni sovraniste ad alta velocità e tasso alcolemico
Non sono libero davvero
Fumo non credo neanche a quel che vedo
Se mi rompi ti tagli come il vetro
-Nay feat. Gemitaiz
Questo si che è un autovelox 👀
Mi levo degli anni soltanto per ridarteli
Nayt, Gemitaiz - Autovelox

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"Io sono matto, faccio le nottate e vado a pezzi Mi levo degli anni soltanto per ridarteli"
Nayt - Autovelox ft. Gemitaiz
I fantasmi arriveranno anche qui
Gemitaiz
Autovelox e multe addio grazie a OOONO Co-Driver 2 - Recensione
La prima volta che l'ho appoggiato sul cruscotto della Cupra Formentor, ho pensato a un giocattolo. Un dischetto bianco, tondo, piatto, una specie di smartwatch a cui hanno tolto lo schermo e pure il cinturino. E niente. Sembrava troppo poco per fare quello che promette, cioè tenermi un occhio sulla strada al posto mio quando sto pensando ad altro, magari alla riunione delle nove o a cosa devo dare da mangiare ai cani. Poi ho guidato. Un giorno, due, una settimana. E quel dischetto ha cominciato a parlarmi. Non in senso letterale, per carità, ma con suoni secchi e un anello di luce che si accende quando davanti, a qualche centinaio di metri, c'è qualcosa che dovrei sapere. Un autovelox. Un cantiere. Un'auto ferma in corsia di emergenza. Roba che, fidatevi, sul Grande Raccordo Anulare alle sette del mattino fa la differenza tra una giornata tranquilla e una raccomandata che ti arriva a casa tre settimane dopo. Questa è la mia prova, lunga, dell'OOONO CO-DRIVER NO2, il segnalatore danese di seconda generazione che si è preso una fetta enorme di mercato in Italia. Lo uso da diverse settimane, su due macchine diverse, in città, in tangenziale e in autostrada. Ho cose belle da dirvi e cose meno belle. Perché sì, funziona, ma c'è un grosso "dipende" che vi spiego strada facendo. Il punto vero, alla fine della fiera, non è se questo coso suona quando deve. È un altro, e ci arrivo. Se vuoi acquistarlo subito lo trovi su Amazon Italia. L'apertura della scatola, senza fronzoli La confezione è una scatolina bianca, minimal, quasi scandinava nello spirito (e in effetti l'azienda è di Copenaghen, quindi tutto torna). Niente plastica a non finire, niente teatrini da unboxing per fare contenti gli youtuber. Apri il coperchio e dentro trovi il dischetto, ben incastrato nella sua sede, sotto un cartoncino con le istruzioni di montaggio e attivazione. Accanto, due cose che servono davvero: un cavo USB-C per la ricarica e i supporti magnetici con il biadesivo 3M già applicato. E qui una nota la spendo. Il fatto che ci sia il cavo nella scatola, di questi tempi, non è scontato. Tanti produttori te lo fanno comprare a parte fingendo di salvare il pianeta. Qui invece c'è, e tanto basta. La dotazione, a conti fatti, è essenziale ma onesta. Non ti aspettare gadget, adesivi, ventose o supporti per ogni evenienza. C'è lo stretto necessario per attaccare il dispositivo da qualche parte e tenerlo carico. Per un prodotto che costa sotto gli ottanta euro mi sembra corretto, anche se ammetto che un secondo set di biadesivi di riserva non avrebbe guastato, visto che quelli di scorta poi te li devi cercare su Amazon a parte (lo dico per esperienza, ma di questo parlo più avanti). Prima impressione tattile? Leggero. Leggerissimo. Lo prendi in mano e quasi non lo senti. Il che è un bene quando devi attaccarlo a un vetro con un adesivo, perché meno pesa meno rischia di staccarsi col caldo. Design e costruzione: piccolo e dimenticabile (in senso buono) Cinquantaquattro millimetri di diametro. Per capirci, sta nel palmo di una mano e avanza spazio. È un disco piatto, plasticoso ma non scadente, con la superficie superiore che ospita il pulsante e tutt'intorno il famoso anello luminoso a LED a 360 gradi, una delle novità grosse di questa generazione. Sotto, la base con i magneti e, sul bordo inferiore, la porta USB-C per la ricarica. Esteticamente non grida nulla. E va bene così. Un dispositivo che deve stare sul cruscotto o vicino allo specchietto non deve fare la diva, deve sparire alla vista quando non serve e farsi notare quando serve. Da questo punto di vista hanno fatto centro. Sul parabrezza della Formentor l'ho messo proprio sotto lo specchietto retrovisore, più o meno dove molti tengono il Telepass, e dopo due giorni non lo guardavo nemmeno più. Era lì. Faceva il suo. I supporti magnetici meritano un applauso, sul serio. Funzionano così: incolli la basetta magnetica con il 3M dove vuoi, e il dischetto ci si attacca sopra da solo, calamitato. Quando devi ricaricarlo o spostarlo su un'altra auto, lo stacchi con un dito e via. Niente lotte, niente unghie rotte. La cosa che mi ha colpito è la forza della calamita: anche sul fondo sconnesso di certe strade di campagna verso Guidonia, dove la mia macchina balla come una barca, il coso non si è mai mosso di un millimetro. Il biadesivo, però. Eh. Il biadesivo è un'altra storia. Incollarlo è facile, staccarlo molto meno. Se sbagli posizione al primo colpo (e io l'ho sbagliata, ovvio) togliere l'adesivo dal vetro è una scocciatura, lascia residui e devi armarti di pazienza e un po' di alcol. Quindi consiglio spassionato: misurate bene dove lo volete prima di premere. Una volta deciso, comunque, tiene come una roccia. Qualità percepita generale: buona, non premium. È plastica fatta bene, assemblata bene, senza scricchiolii. Non ha la sensazione del gioiellino tecnologico, ma neanche quella del giocattolo cinese da due soldi. Sta nel mezzo, e per la fascia di prezzo ci sta tutto. Specifiche tecniche Metto in tabella i dati che contano davvero, senza riempire di voci inutili. Alcune cose, come la capacità esatta della batteria o la versione precisa del Bluetooth, l'azienda non le dichiara apertamente, e ve lo segnalo invece di inventarmi numeri. Specifica Valore Tipologia Segnalatore di autovelox e pericoli stradali Produttore OOONO A/S (Danimarca) Forma e diametro Disco circolare, circa 54 mm Peso (confezionato) Circa 200 g (dispositivo molto leggero) Batteria Ioni di litio ricaricabile, 3,7 V (capacità non dichiarata) Autonomia dichiarata Circa 1 mese di utilizzo Ricarica USB-C (cavo incluso), circa 3 ore per carica piena Connettività Bluetooth Low Energy (presumibilmente 4.2, non dichiarato) App OOONO per iOS e Android, attiva in background con GPS Integrazione veicolo Apple CarPlay e Android Auto Segnali Anello LED a 360 gradi più avviso acustico Comandi Pulsante superiore (segnalazione e annullamento avvisi) Montaggio Supporti magnetici con biadesivo 3M Abbonamento Nessuno Codice EAN 5714149013061 Prezzo di listino 79,95 euro Come è fatto dentro, e perché conta poco (ma non pochissimo) Parliamo di cosa c'è sotto il guscio, anche se qui non aspettatevi schede madri da gaming PC. Il CO-DRIVER NO2 è un dispositivo volutamente semplice. Una batteria al litio da 3,7 V ricaricabile, un piccolo modulo Bluetooth a basso consumo, l'elettronica per pilotare l'anello LED e l'altoparlante, più il pulsante fisico. Stop. Non c'è un GPS a bordo, non c'è un processore che macina chissà cosa. Tutto il lavoro pesante lo fa il vostro telefono. Mi spiego meglio, perché è il cuore della faccenda. Questo coso, da solo, non sa dove siete. Non ha mappe, non ha posizione. È un guscio "stupido" che si appoggia interamente allo smartphone: è il telefono, tramite l'app OOONO e il suo GPS, a capire dove vi trovate e a incrociare la posizione con il database di segnalazioni. Il dischetto si limita a fare da interfaccia comoda: suona, si illumina, e con il pulsante vi permette di segnalare un pericolo senza toccare il telefono mentre guidate. Perché allora comprare un dispositivo esterno se fa tutto il telefono? Buona domanda, e ci torno nelle conclusioni perché è la domanda. Per ora vi do la risposta breve: comodità e immediatezza. Avere un avviso fisico, sempre lì, sempre acceso appena salite in auto, senza dover aprire nulla, è un'altra cosa rispetto a smanettare col telefono. Il punto è proprio questo: il valore non sta nell'hardware in sé, che è basilare, ma nel gesto che ti risparmia. La batteria integrata ricaricabile è la vera evoluzione rispetto al passato. Il modello precedente andava a pila a bottone, di quelle che si scaricano sempre nel momento meno opportuno e che poi devi correre a comprare. Qui colleghi il cavo USB-C una volta al mese e sei a posto. Un cambiamento piccolo sulla carta, enorme nell'uso quotidiano. Una curiosità tecnica che vale la pena spendere: il modulo Bluetooth a basso consumo è ciò che permette al dispositivo di "dormire" per giorni consumando pochissimo, salvo svegliarsi all'istante quando il telefono entra nel suo raggio. È un'architettura intelligente, perché tutta la complessità (mappe, calcolo della posizione, database) resta sul telefono, che ha potenza da vendere, mentre il dischetto fa solo da terminale leggero. Risultato: un hardware semplice, economico da produrre, che dura mesi tra una ricarica e l'altra. A volte la soluzione migliore è proprio togliere, non aggiungere. E qui hanno tolto il superfluo con criterio. L'app OOONO: il cervello di tutto (con qualche acciacco) Ecco, l'app. Qui le note dolenti cominciano a fare capolino, quindi mettiamoci comodi. La configurazione iniziale è davvero alla portata di chiunque. Scarichi l'app OOONO dallo store (c'è sia per iPhone che per Android), la apri, accendi il dischetto tenendo premuto il pulsante, e in trenta secondi sono accoppiati via Bluetooth. Mia madre, che con la tecnologia ha un rapporto conflittuale, ce l'avrebbe fatta. Da lì in poi l'app deve restare attiva in background con i servizi di localizzazione sempre accesi, perché è lei a fare il lavoro. Quando funziona, l'esperienza è invisibile e quasi magica. Sali in macchina, il CO-DRIVER si sveglia da solo appena rileva il Bluetooth del telefono, e parte. Non devi fare nulla. Niente app da aprire a mano, niente destinazione da impostare. Guidi e basta, e lui veglia. Quando non funziona, invece, ti fa imprecare. Il problema più ricorrente, e non lo dico solo io ma lo leggo a valanga nelle recensioni di altri utenti italiani, è la connessione automatica che ogni tanto fa i capricci. Capita di salire in auto e accorgersi dopo dieci minuti che il dispositivo non si è collegato, perché magari il telefono ha messo l'app in standby aggressivo per risparmiare batteria. Su Android soprattutto, con certi produttori che chiudono le app in background senza pietà, va impostato tutto a manina nelle eccezioni di risparmio energetico. Una rottura, lo ammetto. Poi c'è la navigazione integrata, altra novità di questo modello. Sulla carta è bella: l'app ti fa da navigatore, ti mostra la mappa, ti propone itinerari tenendo conto delle segnalazioni attive. Nella pratica, è ancora acerba. Più di un utente la definisce poco affidabile, e nella mia esperienza la mappa interna non regge il confronto con i navigatori a cui siamo abituati. Diciamo che la navigazione è un di più gradito ma non è il motivo per cui compri questo aggeggio. Se cercate un navigatore serio, questo non è. L'app riceve aggiornamenti frequenti, va detto. Gli sviluppatori ci lavorano, correggono bug, sistemano crash. Solo che a volte un aggiornamento ne sistema uno e ne introduce un altro. C'è stata, per esempio, una modifica che ha tolto la possibilità di personalizzare quali avvisi ricevere solo dal dispositivo e quali dagli altoparlanti dell'auto, e diversi utenti si sono arrabbiati parecchio, perché in un Paese pieno di autovelox fissi quella personalizzazione serviva eccome. Insomma, è un cantiere aperto. Migliorerà? Probabilmente. Oggi è quello che è. Un consiglio pratico, che mi sono ricavato sbagliando: appena configurato il dispositivo, andate nelle impostazioni del telefono e mettete l'app OOONO tra le eccezioni del risparmio energetico, disattivando ogni ottimizzazione della batteria per quella specifica app. Su iPhone è meno problematico, su Android è praticamente obbligatorio se non volete che il sistema vi chiuda l'app in background e vi lasci a piedi senza avvisi. Fatto questo, gran parte dei problemi di mancata connessione spariscono. Lo scrivo perché nei primi giorni ho dato la colpa al dispositivo, quando in realtà era il mio telefono che lo strozzava. Mea culpa. Autonomia e ricarica: qui non si discute Su questo fronte il giudizio è netto e positivo. La batteria ricaricabile mantiene quello che promette. OOONO dichiara circa un mese con una carica, e nella mia esperienza ci siamo, anche se "un mese" dipende ovviamente da quanto guidate. Io macino parecchi chilometri tra Roma, gli allenamenti al CUS e i giri verso casa a Guidonia, e ricarico più o meno ogni tre, quattro settimane. Se uno lo usa solo nel weekend, dura anche di più. La ricarica completa richiede circa tre ore con il cavo USB-C in dotazione. La cosa furba è che puoi caricarlo direttamente in auto, attaccandolo a una qualunque porta USB del cruscotto (basta che eroghi almeno 3,7 V, quindi quasi tutte). Così non lo stacchi nemmeno: lo lasci lì, lo colleghi quando ti ricordi, e tira avanti. Una sera, tornando tardi da un allenamento, l'ho semplicemente attaccato alla USB della console e l'ho dimenticato. Il giorno dopo era pieno. Quando non è in uso, il dispositivo va in ibernazione. Si spegne praticamente, consumando quasi nulla, e si risveglia da solo appena rientra nel raggio del Bluetooth dello smartphone associato. Questo spiega perché la batteria duri così tanto: per la maggior parte del tempo, di fatto, dorme. Una preoccupazione legittima riguarda il consumo del telefono, visto che l'app sta sempre accesa con GPS e Bluetooth. Qui vi tranquillizzo: nei miei giri non ho notato un impatto degno di nota sull'autonomia dello smartphone. Qualcosina consuma, è inevitabile, ma niente di drammatico. Sul mio telefono la batteria a fine giornata era praticamente identica ai giorni in cui non usavo il dispositivo. Mica male. Test sul campo: tre settimane, due macchine, mille strade Veniamo al sodo. Perché una recensione di un coso così la fai solo guidando, tanto, e in contesti diversi. E io l'ho fatto. Ho provato il CO-DRIVER NO2 in tre scenari classici: la città caotica di Roma, le strade extraurbane verso Guidonia e la campagna intorno, e l'autostrada vera, quella dei viaggi lunghi. L'ho spostato avanti e indietro tra la Cupra Formentor e la Renault Zoe, e qui mi fermo un attimo, perché è uno dei punti di forza meno pubblicizzati: il dispositivo si sposta da un'auto all'altra in dieci secondi. Stacchi il dischetto dalla calamita di una macchina, lo riattacchi su quella dell'altra, e funziona, perché tanto il cervello è il telefono che hai sempre in tasca. Per chi, come me, gira con due auto è una comodità non da poco. In città, l'esperienza è stata buona ma con un asterisco. Gli autovelox fissi, quelli mappati da anni, li becca con precisione e con largo anticipo. Suono secco, anello che si accende, hai tutto il tempo di guardare il tachimetro e alleggerire il piede. Su questo è affidabile. Il guaio sono le strade parallele: un paio di volte, viaggiando su una via che costeggia un tratto con autovelox, mi ha avvisato di un velox che in realtà stava sulla carreggiata accanto, dove io non ero. Falso allarme, insomma. Capita, ed è un limite del sistema basato sul GPS del telefono, che a volte non distingue benissimo su quale delle due strade vicine ti trovi. Sulle extraurbane verso casa, il CO-DRIVER ha brillato di più. Strade che faccio spesso, dove ormai conosco a memoria dove sono le postazioni, e lui le ha segnalate tutte puntualmente. Anche un cantiere comparso da poco, segnalato evidentemente da qualche altro automobilista della community poco prima di me, me l'ha annunciato in tempo. Quella, devo dire, è stata la prima volta in cui ho pensato "ok, questo coso serve davvero". In autostrada, infine, il dispositivo dà il suo meglio sui tutor e sui pericoli segnalati dagli altri. Un'auto ferma in corsia di emergenza, segnalata da chi mi precedeva, mi è arrivata come avviso a debita distanza, e in autostrada quel tipo di preavviso vale oro. Una sera di pioggia, sulla A24, mi ha avvisato di un rallentamento improvviso che da lì a poco si è rivelato un tamponamento. Non so se mi abbia "salvato", sarebbe esagerato dirlo, ma di sicuro mi ha messo in allerta prima di quanto avrei fatto da solo. Un altro test l'ho fatto quasi per caso, di sera tardi, rientrando da un allenamento al CUS con il buio ormai pieno. Volevo capire come si comportasse l'anello LED al buio, perché di giorno è una cosa, di notte un'altra. E qui una sorpresa positiva: la luce non è accecante, non ti riempie l'abitacolo di riflessi fastidiosi sul parabrezza, ma resta perfettamente visibile con la coda dell'occhio. Hanno calibrato bene l'intensità. Su tante macchine questo tipo di LED di notte ti distrugge la visione notturna, qui no. Piccolo dettaglio, ma di quelli che si notano solo usando il prodotto davvero, non leggendo la scheda tecnica. Ho anche provato, sempre per curiosità, a fare un viaggio un po' più lungo verso nord, fuori dalle mie zone abituali, per vedere come si comportava su strade che non conoscevo affatto. Ed è proprio lì che un dispositivo del genere dà il meglio di sé, perché su un percorso ignoto sei più vulnerabile: non sai dove sono i velox, non conosci le insidie. Il CO-DRIVER mi ha accompagnato segnalando un paio di postazioni che, da solo, non avrei mai immaginato. Quella sensazione di "occhio in più" su strada sconosciuta è, secondo me, il vero motivo per cui questo aggeggio ha senso. In casa propria conosci ogni autovelox a memoria. È fuori, nel territorio che non padroneggi, che ti torna utile. C'è però il rovescio della medaglia, e qui devo essere onesto perché è il difetto più serio. Il sistema vive di segnalazioni della community. Più utenti ci sono nella tua zona, più funziona. Dove abito io, in mezzo alla campagna verso Guidonia, gli utenti OOONO sono pochini, e si sente: certi pericoli temporanei nessuno li segnala, semplicemente perché non c'è nessun altro col dispositivo a passare di lì. Sulle grandi arterie va alla grande, sulle strade secondarie poco battute il database si svuota. È un limite strutturale, non un bug. E va saputo prima di comprare. Ultima nota dei test: i cani. Un giorno avevo dietro Anubi e Dafne per portarli dal veterinario, e tra un avviso del CO-DRIVER e un mugolio del groenendael sul sedile posteriore ho capito che il suono del dispositivo è abbastanza distinto da non confondersi col casino di fondo. Si sente, è netto, non è invasivo. Vabbè, dettaglio mio, ma rende l'idea. Approfondimenti L'affidabilità delle segnalazioni autovelox Andiamo al dunque su quello che la gente vuole davvero sapere: ma gli autovelox li becca o no? Risposta sfumata, perché la verità è sfumata. I fissi e i tutor mappati da tempo, sì, li segnala con grande affidabilità e con un anticipo che ti lascia il tempo di reagire con calma, senza inchiodate da paura. Su questo il sistema è solido, e per la stragrande maggioranza degli automobilisti è già più che sufficiente. Dove zoppica è sui velox mobili, quelli piazzati dalle pattuglie a sorpresa. Lì dipende tutto da quanto velocemente qualcuno della community li segnala, e da quanto sei fortunato a passare dopo che la segnalazione è stata confermata. A volte funziona alla perfezione, altre volte passi davanti a una postazione mobile e il dispositivo tace, perché nessuno l'aveva ancora inserita o confermata. Non è colpa del coso in sé, è la natura del sistema collaborativo. Personalmente lo considero un alleato in più sulla sicurezza, non una garanzia assoluta contro le multe. Chi lo compra pensando di diventare invisibile agli autovelox resterà deluso, e prima o poi una sanzione la prende lo stesso. La community e come nasce un avviso Il bello e il brutto di OOONO stanno entrambi qui. Il database si chiama, tecnicamente, un sistema di segnalazioni collaborative: ogni utente, premendo il pulsante, può segnalare un autovelox o un pericolo, e questa informazione, una volta validata, finisce nel calderone comune da cui tutti attingono. Sulla carta è un meccanismo bellissimo, una specie di solidarietà tra automobilisti. In Italia il bacino di utenti è cresciuto tantissimo negli ultimi anni, quindi sulle strade trafficate il sistema è bello pieno. Il problema è il processo di validazione, che è macchinoso. Quando fai una segnalazione, l'app a fine viaggio te ne chiede conferma solo di un paio, non di tutte. Read the full article