Argotec inaugura una nuova factory in Florida da 25 milioni: l’Italia entra nel cuore della Space Coast e punta al mercato globale dei satelliti.

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Argotec inaugura una nuova factory in Florida da 25 milioni: l’Italia entra nel cuore della Space Coast e punta al mercato globale dei satelliti.

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Assemblea Generale di Unione Industriali Torino: Focus sull’Intelligenza Industriale il 28 Ottobre 2024
Lunedì 28 ottobre 2024, presso il Centro Congressi in via Vela 17, si terrà l’annuale Assemblea Generale dell’Unione Industriali Torino con importanti interventi sul futuro dell’industria.
Lunedì 28 ottobre 2024, presso il Centro Congressi in via Vela 17, si terrà l’annuale Assemblea Generale dell’Unione Industriali Torino con importanti interventi sul futuro dell’industria. Lunedì 28 ottobre 2024, presso il Centro Congressi in via Vela 17, si terrà l’annuale Assemblea Generale dell’Unione Industriali Torino con importanti interventi sul futuro dell’industria. Lunedì 28 ottobre…
Impattato l'asteroide Dimorphos dal Nasa Dart
NASA DART: le immagini dell'impatto di Hubble e del telescopio spaziale James Webb. La sonda spaziale NASA DART è ormai distrutta nell'impatto contro l'asteroide, ma le immagini dello scontro sono state catturate anche dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio spaziale James Webb. Nuovi dati, molto preziosi. Come sappiamo qualche giorno fa la sonda spaziale NASA DART (acronimo di Double Asteroid Redirection Test) ha volutamente impattato contro l'asteroide Dimorphos per modificarne il periodo orbitale. Questo permetterà nel corso delle settimane o dei mesi di raccogliere nuovi dati per i progetti futuri di difesa planetaria che puntano a capire come evitare l'impatto sulla Terra di oggetti celesti pericolosi.
Questo è stato "solo" un test di prova e quindi è stato scelto un sistema doppio non effettivamente pericoloso (e non lo è diventato neanche dopo l'impatto, il periodo orbitale si stima possa cambiare dell'1% o di 10 minuti). A riprendere da vicino lo scontro era presente il satellite italiano LICIACube realizzato da Argotec per conto di ASI con le prime immagini che sono state rilasciate negli scorsi giorni e molte ne arriveranno nelle prossime settimane. L'evento era però così importante e così atteso che anche il telescopio spaziale Hubble e il telescopio spaziale James Webb (oltre alla sonda Lucy e altri telescopi da Terra) hanno osservato quanto accadeva. Per avere dati ancora più solidi bisognerà però attendere alcune settimane così da conoscere più nel dettaglio quanto accaduto. Un'anteprima di quanto osservato era già stata oggetto di una nostra notizia ma ora anche la NASA ha pubblicato un articolo nel quale ha raccontato quanto i due telescopi spaziali hanno potuto vedere dell'impatto tra la sonda spaziale e l'asteroide Dimorphos (più piccolo del compagno Didymos). Ricordiamo che HST si trova in orbita terrestre bassa a circa 550 km di quota mentre JWST si trova in orbita intorno al secondo punto di Lagrange a 1,5 milioni di km. Come ricordato da Bill Nelson (amministratore della NASA) "per la prima volta, Webb e Hubble hanno catturato simultaneamente immagini dello stesso bersaglio nel cosmo: un asteroide che è stato colpito da una sonda spaziale dopo un viaggio di 11 milioni di chilometri. Tutta l'umanità attende con impazienza le scoperte che arriveranno da Webb, Hubble e dai nostri telescopi terrestri, riguardanti la missione DART".
Le immagini catturate da JWST I dati di tutti i telescopi coinvolti, compresi ovviamente il telescopio spaziale Hubble e il telescopio spaziale James Webb, oltre che dei satelliti LICIACube e Lucy permetteranno di raccogliere informazioni sulla struttura di Dimorphos, sul suo comportamento dopo l'impatto con NASA DART, sulla quantità di materiale eiettato nello Spazio e sulla sua velocità . Osservandolo poi con diverse lunghezze d'onda si potrà sapere se i frammenti separatisi erano di piccole o grandi dimensioni. Interessante notare che il sistema di asteroide ha aumentato la sua luminosità di tre volte dopo l'impatto e che poi è rimasta costante per le 8 ore successive. Il JWST ha osservato sia prima dell'impatto tra sonda e asteroide che dopo nella lunghezza d'onda dell'infrarosso con lo strumento NIRCam (filtro F070W da 0,7 µm) per un totale di cinque ore e catturando 10 immagini di NASA DART e Dimorphos. Bisogna considerare che il telescopio non è pensato per seguire oggetti così veloci e quindi è stato necessario un grande sforzo degli scienziati per riuscire nell'impresa.
Le immagini catturate da HST Per quanto riguarda il telescopio spaziale Hubble, le osservazioni sono iniziate prima dell'impatto e proseguite per i 15 minuti successivi per un totale di 45 immagini. La fotocamera impiegata è stata la Wide Field Camera 3 nella lunghezza d'onda del visibile. HST monitorerà i due asteroidi altre 10 volte nelle prossime tre settimane per controllare sia il periodo orbitale ma anche come la nuvola di detriti verrà dispersa. Ora non rimane che aspettare tutti i dati, le nuove immagini dai vari telescopi e dalle sonde e infine gli studi scientifici che saranno pubblicati per sapere se l'idea della deviazione d'orbita con impatto cinetico avrà un futuro. Read the full article
#ankaraakm #argotec #tarimfuari #infofuar https://www.instagram.com/p/Bn815HLgG37/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=a5xmyfm826hb
SPACE FOOD - “Mangiare al volo”
Il punto più lontano della tecnologia è stato la conquista dello spazio. Riguardo ciò spesso quel che ci sfugge è che su quelle navicelle ci sono uomini. Vi siete mai chiesti ad esempio come essi affrontano bisogni naturali come l’alimentazione?
L’argomento non è per nulla banale, a partire dal considerare le condizioni di assenza di gravità , che portano gli astronauti a dover affrontare la debolezza fisica, qualora non fossero controllati da una dieta equilibrata e varia. In concreto c’è bisogno di pasti sani e nutrienti, ma che al tempo stesso siano facili da preparare e a lungo conservabili.
Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio, mangiò una purea di carne contenuta in tubetti simili a quelli del dentifricio.
(Il cibo e gli astronauti - Fonte: Google Immagini)
Fin dagli anni ’60 veri e propri “ingegneri del cibo” si sono specializzati nella produzione di pasti già precotti e disidratati, oltre che confezionati sottovuoto: una piccola bolla di ossigeno potrebbe compromettere l’integrità del cibo e renderlo immangiabile. Anche i sensi dell’olfatto e del gusto vengono meno, dunque si aggiungono salse speciali; per rimpiazzare la perdita di nutrienti invece si ricorrere a varie pastiglie colorate. Le briciole sono vietate, mentre ovviamente senza gravità non si può bere da un bicchiere, dunque la soluzione è quella di confezionare le bevande in buste da spremere.
Attualmente però si ha avuto un notevole sviluppo nel campo, fino a creare oltre 200 diversi pasti di cui qui elenco una rappresentanza non proprio stuzzicante: Mac and cheese da reidratare, tonno termostabilizzato, bevande in polvere, alimenti irradiati, composta di mele in tubetto, sale e pepe liquidi, gelato liofilizzato.
(Cibi confezionati per un viaggio nello spazio - Fonte: Wikimedia Commons)
Un contributo molto importante per migliorare le diete spaziali è fornito da Argotec, un’azienda di ingegneria aerospaziale torinese, che da qualche anno ha avviato il progetto Ready to Lunch. Un team di tecnologi alimentari, dietisti e nutrizionisti crea all’interno degli Space Food Labs piatti su misura per gli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e non solo: gli organizzatori hanno avviato anche la vendita online dei pasti, pensando a tutte quelle persone che hanno poco tempo a disposizione e sono soggetti a particolari condizioni ambientali sportive, o i disabili e persone con particolari allergie.
«Con il marchio ReadyToLunch – ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda David Avino – è stato applicato sulla Terra il know-how sviluppato in ambito spaziale, rendendo disponibile lo space food a tutti. Il cibo preparato da Argotec, privo di conservanti, coloranti o additivi chimici può essere conservato sino a 24 mesi senza catena del freddo. Per la produzione del cibo sono stati applicati metodi innovativi di disidratazione e termostabilizzazione, sempre nel massimo rispetto delle qualità organolettiche e nutrizionali degli alimenti».
Gli anni più recenti hanno subito l’influenza tutta italiana di Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano nella scelta delle tecniche di alimentazione nello spazio. In particolare la prima poté gustare il caffè espresso attraverso macchine appositamente progettate, il secondo spinse addirittura a introdurre una dieta mediterranea a base di parmigiana, caponata, lasagne e tiramisù!
(Samantha Cristoforetti gusta il caffè espresso a bordo dell’astronave - Fonte: Google Immagini)
- Paolo Gerbino

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Espresso? Now the International Space Station Is Fully Equipped
By Elisabetta Povoledo, NY Times, May 4, 2015
ROME--Samantha Cristoforetti had an espresso on Sunday that was out of this world, and she did it in the name of science.
Ms. Cristoforetti is an astronaut, the seventh Italian and the first Italian woman to venture into orbit. She has been at the International Space Station since November, and over the weekend got to do something quintessentially Italian: She became the first person to drink an authentic serving of what she called “the finest organic suspension ever devised” in space.
“Fresh espresso in the new Zero-G cup! To boldly brew ...” she posted on social media, where she has been chronicling her stay on the station with photos and explanatory videos.
However much she may have enjoyed her first espresso in more than five months, making the drink in orbit was no lark, but “a very serious study in fluid physics,” Roberto Battiston, president of ASI, the Italian space agency, wrote in an emailed statement. “Until Sunday, we didn’t know exactly how hot fluids under high pressure reacted” in the near-weightless environment of the space station, he said. “Now we do.”
A special espresso maker, named ISSpresso, was designed for the task by Argotec, an engineering and software firm based in Turin, and the Italian coffee producer Lavazza, with help from the space agency. It was included among the experiments and technical demonstrations that Ms. Cristoforetti, a captain in the Italian Air Force, was scheduled to carry out on her mission to the station, which ends in mid-May.
“Coffee represents one of the distinctive elements of Italian culture,” said a spokeswoman for the agency, who requested anonymity under her agency’s rules for employees.
Making a proper espresso--a singular alchemy of high temperature, water pressure and perfectly tamped coffee--is difficult enough to master on earth. Microgravity conditions made the task still more complicated, and Argotec took two years to work out how to do it.
“We developed our hardware on the basis of the parameters for making good coffee, while considering safety requirements,” said Valerio Di Tana, an engineer at the company.
The squat, 44-pound machine wound up looking something like an old-fashioned laboratory incubator, built from military-standard components. “You don’t see those on terrestrial machines,” Mr. Di Tana said.
The dripless system is even designed to emit a small waft of freshly brewed coffee odor when the straw is inserted into the pouch containing the brew. Two small flaps on the side allow an astronaut to hold it without burning a hand.
An important part of the espresso-in-space experience is the newly developed microgravity coffee cup, which allows astronauts to sip liquids more or less the way they would use a cup on earth. It does not have an open top that would allow spills, though; instead, the liquid reaches the astronaut’s lips by capillary action--”almost like the wicking of water through a paper towel,” a NASA blog post explains. The cup also provides data on the passive movement of complex fluids in space, NASA said.
The ISSpresso machine makes other hot drinks as well, including tea and consommé. “This is important from the nutritional aspect, but also gives the astronauts a psychological boost,” David Avino, the managing director of Argotec, said in a telephone interview on Monday.
The company had already begun the project when another Italian astronaut, Luca Parmitano, remarked in a June 2013 interview from the space station that the one thing he really missed in space “was a good cup of espresso.”
*Brewing espresso in the International Space Station, and then sipping it out of exotic, patented, capillary-flow coffee-cups.  Note the suction cup on the base of the cup, so that the “Space Cup” can be attached to the walls of the  Space Station.
*In the final picture, Argotec and Lavazza designers in Italy celebrate the first successful function of their coffee machine up in orbit.
https://blogs.nasa.gov/ISS_Science_Blog/2015/05/01/space-station-espresso-cups-strong-coffee-yields-stronger-science/?linkId=13932446
ISSpresso: Lavazza and Argotec bring coffee in space
Lavazza and Argotec, in collaboration with the Italian Space Agency, introduce ISSpresso, the first capsule-based espresso system able to work in the extreme conditions of space. see more