“Era uno strano modo di uccidermi, non a pezzi, ma a briciole, ingannandomi con lo spettro di una speranza.”
Emily Brontë, Cime tempestose.

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“Era uno strano modo di uccidermi, non a pezzi, ma a briciole, ingannandomi con lo spettro di una speranza.”
Emily Brontë, Cime tempestose.

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Non farti in mille pezzi per mantenere interi gli altri.
Amare ed essere amati.
Probabilmente è la cosa più bella che esista. Due persone che si trovano nello stesso punto del mondo, nello stesso istante. Due mani che si cercano e, miracolo dei miracoli, si stringono davvero.
Non amare ma essere amati…
quello è un altro tipo di potere. Ti guardano come se fossi luce. Come se bastasse esistere per valere qualcosa. È una posizione comoda. Morbida. Una specie di trono costruito con il cuore di qualcun altro.
Amare e non essere amati…
quello invece è dolore. Un dolore stupido, umiliante. Un dolore che ti piega lo stomaco e ti fa chiedere cosa hai fatto di sbagliato anche quando non hai fatto niente.
Ma amare qualcuno… e restare comunque.
Restare mentre sai che dall’altra parte non arriva nulla.
Restare mentre continui a rammendare la vita di chi ti lascia in mano solo macerie.
Restare mentre continui ad aggiustargli l anima con le mani che tremano perché la tua, intanto, sta crollando.
Quello non è dolore.
È demolizione.
È un lento suicidio.
È offrirgli pezzi di te come se fossero legna da ardere.
E lui… Li prende tutti.
Il tuo tempo.
La tua cura.
La tua presenza.
La tua lealtà.
E non si accorge neanche che ogni pezzo che gli dai è qualcosa che non riavrai mai più.
È stare lì, giorno dopo giorno, a raccogliere i pezzi della sua esistenza mentre la tua si sfalda sotto i piedi.
È essere l’ingranaggio silenzioso che tiene in piedi la sua vita.
La voce che lo calma.
La mano che sistema.
La presenza che aggiusta.
E intanto dentro senti qualcosa che cede.
Mi sento così.
Annientata.
Come se stessi morendo a piccoli morsi.
Non un colpo secco.
Non una tragedia veloce.
Una lenta erosione.
Come se il mio corpo stesse lentamente sbriciolandosi tra le mie stesse dita.
Granelli che cadono uno dopo l’altro e io non riesco a fermarli.
Li guardo cadere.
Li guardo sparire.
Perché non solo non mi ami.
Tu non mi vedi.
Ogni volta che mi chiami quando hai bisogno.
Ogni volta che corro.
Ogni volta che mi illudo che, forse, stavolta mi vedrai.
E invece no.
Non mi ami. Non lo farai mai.
Ma la cosa peggiore non è questa.
La cosa peggiore è che per te io non esisto davvero.
Sono la persona che chiami quando il mondo ti crolla addosso.
Quando hai bisogno di qualcuno che raccolga i cocci.
Quando hai bisogno di qualcuno che rimetta a posto la tua luce.
Io sono quella che regola il sole per te.
Lo sposto quel tanto che basta perché ti illumini ma non ti accechi.
Io ti proteggo perfino dalla tua stessa ombra.
E mentre tu vivi,
io mi consumo.
Brucio.
Non una fiamma bella.
Non una luce.
Un incendio lento.
Di quelli che non fanno rumore mentre divorano tutto.
E quando finirà di bruciare…
non resterà niente.
Solo cenere.
E il posto vuoto dove una volta c’ero io.
E tu forse ti guarderai intorno con quella vaga sensazione che qualcosa non funzioni più come prima.
Come una stanza che improvvisamente è più fredda.
Ma non saprai perché.
Perché la verità è questa:
Io mi sto spegnendo proprio accanto a te.
E tu non te ne accorgi nemmeno.
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La gente vede solo la decisione che ho preso, non le scelte che avevo davanti.
Non ha visto le notti passate a contrattare con con me stesso, i “tieni duro ancora”, i “non è così grave”, i “domani sarà diverso”.
Non ha visto le porte lasciate socchiuse, le liste infinite di motivazioni accatastate le une sulle altre. La mano che tremava prima di aprire una nuova porta. Né la paura di restare quello sbagliato.
Perché scegliere logora.
È lasciare morire una versione di te per salvarne un’altra, è andarsene restando, molto prima di fare davvero un passo fuori.
E quando infine l’ho fatto, non era coraggio: era l’ultimo gesto possibile per non andare completamente in frantumi.
- Poeta Liyanev
Ti dicono "SEI FORTE"!
Sì, sono bravi a parlare,
ma che ne sanno che hai dentro te.

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Come si supera l’averci creduto?
Ricorderò probabilmente un po' sempre, del rumore che ha fatto il mio cuore quando si è incrinato un altro po', del vuoto che si è fatto largo. Come farò io a concedermi di nuovo un pochino di felicità, se quando nell'attimo in cui per una volta mi sono permessa di sperarci, è andato tutto in pezzi?
Ti prego indicami la via di fuga, sono chiuso in un limbo senza uscita
Itsmyecho