Introduzione (pt.1)
Non sto scrivendo stasera con un obbiettivo preciso, sto in casa da una ventina di giorni, sommerso dallo studio e dai pensieri. Sono uscito giusto per fare cose abbastanza superficiali come andarmi a tagliare i capelli, farmi le sopracciglia e tatuarmi...ah si ho anche fatto il mio primo esame all' università , ma questo lo metteremo tra le cose un po' meno superficiali dai. Non ho dato neanche un titolo questa volta perché ne dovrebbe avere troppi e sinceramente non mi va di scegliere.
Questi giorni, tra una pagina di un libro e un'altra pensavo, alcune volte mi deconcentravo solo per pensare, non riuscivo bene a memorizzare le cose per questo secondo esame alle porte; poco dopo riuscivo a deconcentrarmi anche sui pensieri che facevo per guardare altre cose e di conseguenza mi rimettevo a pensare; sono i soliti loop infiniti che mi faccio. La maggior parte del tempo la mia mente era occupata e soffermata su un sentimento a cui, ai giorni d'oggi, non diamo molta importanza: l'Amore (strano vero?), ma non parlo di quell'amore per le cose, per le persone a noi care e vicine e neanche dell'amore per l'ambiente, ma parlo di quello per una sola persona, la nostra esatta metà . Questi saranno dei pensieri senza un filo logico, buttati qui, su questo documento, scritti, ma la complessità di essi non la riesco a semplificare neanche io. Alcune volte mi chiedo come sarebbe stato vivere negli anni '60, questo dubbio mi frulla nella mente ogni qualvolta mia nonna mi racconta di nonno e di quello che ha vissuto con lui. Mio nonno è morto quando io avevo quattro anni e da quel momento sono stato cresciuto da due genitori che lavoravano, una sorella che studiava e una nonna, la mia nonna, che mi ha accudito per ben 15 anni dopo la morte di nonno. La vita a volte ti mette di fronte muri altissimi, pensare che nonno è volato su in cielo il giorno del compleanno di nonna; se mi doveste chiedere come ha fatto a superare tutto questo non lo so e ancora oggi non ve lo saprei spiegare. Per mia nonna è stato il primo e l'unico amore della sua vita e adesso che non c'è più continua a pensarci, a volte ci parla pensando che magari una risposta da lassù arrivi, io alcune volte bisbiglio solo per sentire quella voce singhiozzante rivolta verso il soffitto e non so come, ma tutto questo poi si trasforma in lacrime e non perché lei non possa più abbracciarlo, ma perché le risposte arrivano anche quando si é a migliaia di chilometri di distanza. Per quindici anni mi ha parlato di lui e ogni volta aveva una storia nuova, non era mai banale, ma a dirla tutta come si può essere banali quando gli occhi sono colmi di lacrime; vi giuro che in tutto questo tempo non mi ha mai, e dico mai, detto una cosa che nonno gli avesse comprato, aveva solo da dire su di lui, su come era caratterialmente, su cosa gli piacesse fare, su come facevano l'amore e su come gli batteva il cuore una volta finito. Ecco perché mi chiedo: "Ma questi amori dove sono finiti?".
Io ne vorrei uno così, un'amore di questo tipo e non penso di essere egoista, ma so di chiedere tanto, forse troppo a una generazione che punta più al numero di zeri nei followers, almeno prima si puntava al numero di zeri nel conto in banca!













