Non so dove vado: avanzo a caso nelle strade. Avanzo, bruciore del sole sulle braccia nude, sulle spalle, sul colllo. Mi sembra di rubare il tempo, il tempo a chi non so, forse a me stessa, mi piace questa sensazione, dolce e imprecisa, sussurro il tuo nome e poi il mio, trovo che stanno bene insieme. Li ripeto molte volte senza interrompermi, li incateno in un solo suono dolce e misterioso, due vite legate, due vite illuminate da una stessa luce. Poi, con dispiacere, li separo. Ridiventiamo due: io sulla terra, tu in cielo. Rallento il passo, cade la sera, presto sarà notte, una bella notte d’estate. Sono triste. Ti penso, è difficile non pensare a qualcuno che ti manca continuamente. Potrei sbagliarmi: quello che credo sia un pensiero su mia madre potrebbe essere solo un pensiero su di me, o un pensiero sull’amore. Eppure sono sicura che è lei, mia madre. Quello a cui sto pensando assomiglia a una luce che non riesco ad afferrare: si tira indietro. Le madri portano i loro figli. Io ho l’impressione di portare mia madre: ho l’impressione che sia qui, da qualche parte, dentro di me.













